Piano Transizione 5.0, ecco «l’attesissimo» decreto ma non mancano dubbi sui tempi

Presentate le agevolazioni per spese «green» e Industria 4.0. Stanziati per le aziende 6,3 miliardi fino al 2025
Piano Transizione 5.0 si rivolge a tutte le tipologie di aziende - © www.giornaledibrescia.it
Piano Transizione 5.0 si rivolge a tutte le tipologie di aziende - © www.giornaledibrescia.it
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Non si può dire che i giochi siano fatti ma finalmente, dopo tanto aspettare, il 2 marzo è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il Piano Transizione 5.0 (qui il testo completo).

Contenuto nel decreto Pnrr, che lo rimodula a seguito del RepowerEu voluto dall’Unione europea per affrontare la crisi energetica, l’intervento mette sul piatto 6,3 miliardi (3,15 miliardi per il 2024 e altrettanti nel 2025), fondi pensati per affiancare le imprese nella doppia transizione digitale ed ecologica.

Nello specifico si sosterranno progetti d’innovazione in grado di portare ad una riduzione dei consumi energetici dell’unità produttiva pari almeno al 3%, o pari al 5% se calcolata sul processo interessato dall’investimento. E le prime a gioire sono proprio le destinatarie. «Questo piano non era atteso ma attesissimo - sottolinea Marco Tabaldini, partner della società di finanza agevolata bresciana GFinance -, e siamo sicuri che avrà grande applicazione».

Pro

Anche perché secondo l’esperto sono diversi i punti di forza dello strumento, che si pone come ideale continuazione dei diversi progetti governativi in ottica 4.0 integrando al lato dell’interconnessione gli aspetti di transizione ambientale. «Innanzitutto le aliquote sono decisamente interessanti (sono nove, dal 5 al 45% a seconda della tipologia d’investimento ndr) e riportano indietro nel tempo ai precedenti piani».

L'infografica di Transizione 5.0
L'infografica di Transizione 5.0

Secondo elemento di valore per Tabladini è «l’aver ricompreso nel perimetro della misura non solo i beni strumentali, materiali e immateriali, tecnologicamente avanzati con requisiti industria 4.0 - osserva -, ma anche quelli funzionali all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili (con una maggiorazione per per gli impianti con moduli fotovoltaici Ue e ad alta efficienza) nonché, seppur in minor misura, le spese per la formazione del personale». Oltre a ciò «si tratta di un incentivo automatico, semplice ma non facile». Ed è qui che iniziano le criticità.

Contro

Secondo il partner di GFinance infatti «sono necessari diversi passaggi per ottenere il sostegno, ex ante ed ex post, tra comunicazioni al ministero e al Gse, perizie e attestazione contabile. La procedura richiede perciò il sostegno di diverse figure professionali».

Altro problema di non poco conto, che si prevede possa essere ovviato entro la fine di marzo con i decreti attuativi, «è la mancanza di criteri certi sul risparmio energetico - afferma -. Non sono ancora infatti stati stabiliti i parametri e le casistiche in questo senso e, senza confini definiti, le possibilità sono davvero numerosissime».

Infine le tempistiche, «forse troppo strette» visto che la compensazione del credito spettante deve essere fatta entro il 31 dicembre 2025. Oltre quella data l’eccedenza sarà compensabile in 5 rate annuali di pari importo. «Consiglio perciò cautela in questa delicatissima fase - sottolinea Tabaldini -, anche perché mancano ancora alcuni elementi chiave, attesi con il decreto attuativo». Detto ciò il Piano Transizione 5.0 «è, come già detto in precedenza, attesissimo dalla imprese. Non bisogna però farsi prendere dall’entusiasmo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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