L’equilibrio della creatività

In questi giorni a Milano si sta svolgendo il Salone del Mobile, grande appuntamento tanto glamour quanto economicamente rilevante. Ovviamente il fil rouge non poteva che essere la sostenibilità, anch’essa tanto glamour quanto economicamente rilevante.
Questa rassegna, che richiama aziende e persone da tutto il mondo e che rappresenta per l’Italia una conferma della sua vocazione al design, permette perciò di fare un ragionamento di più ampio respiro, che dal mondo «del mobile» si allarga verso tutto il sistema produttivo. Innanzitutto il Salone è, come già si diceva, una grande vetrina per il nostro Paese, un’occasione per confermarsi punto di riferimento in ottica economico-creativa.
Ma l’Italia è questa anche quando si parla di acciaio o di meccanica, di energia o di abbigliamento. Anche così si spiega, nel mondo contemporaneo e globalizzato, la nostra presenza negli Stati del G7, cosa non scontata per un nazione senza materie prime e priva di un sistema post-imperalista tipico degli altri partner.
E la creatività applicata alla sostenibilità può in questo senso giocare nuovamente a nostro favore. Se infatti la produzione è concentrata nelle mani di pochi attori (leggasi Cina e Stati Uniti), la capacità di sapersi adattare e innovare è fondamentale poiché ancora molto deve essere «scoperto» quando si parla di sostenibilità.
Ma sicuro come il sorgere del sole arriva il «però». In ambito di transizione green l’Italia rischia di rimanere ancor più indietro, sia se cavalcherà il lato glamour della trasformazione sia però se ne negherà la necessità.
Esemplare in questo senso il rapporto con l’Europa: il Green deal di certo ha qualche aspetto forse troppo estremo e persino glamour ma non è con i no e con la sola tradizione che si può sostenere una nuova età per l’industria nostrana. Serve forse quella tanto bistrattata «metriotes», quella moderazione che nel mondo d’oggi suona come mediocrità ma che ad altre orecchie è melodico equilibrio.
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