La sigla era francamente sconosciuta al sottoscritto fino a 24 ore fa. Sapevo ovviamente delle attività di ricerca nelle nostre università e altrettanto francamente mi ha stupito di non vedere a Futura uno stand tutto di Ingegneria Brescia. In realtà qualcosa c’è, ma piccolo piccolo, ed è quello dell’Instm, la famosa sigla ignota, che sta per Consorzio interuniversitario scienza e tecnologia dei materiali, ovvero un consorzio che raggruppa, diciamo così, i dipartimenti e i laboratori di 16 università italiane. A naso, dico io il più formidabile centro di ricerca nazionale.
Centinaia e centinaia di professori e migliaia di giovani ricercatori. Cosa c’è di più grande?, mi ripeto. Boh, non saprei. Insomma: una grande storia al servizio delle aziende in particolare, sta chiusa in un mini stand. Ma ieri qui hanno raccontato i risultati di alcune belle storie di ricerca applicata «che sono disponibili sul mercato» come mi ricorda la prof. Laura Depero, docente a Ingegneria. E sono storie di spin off, aziende nate in università. Le racconto in breve confidando che le aziende ne colgano le opportunità, vallo a sperare ...




