Fosforo e silice dalle lettiere del pollame: l’idea dell’UniBs

Con 13,4 milioni di tonnellate di carne generata dagli allevamenti nel 2021 l’Unione europea è uno dei maggiori produttori di pollame a livello mondiale. Ma quanto impatta sull’ambiente questa sostanziosa fetta del comparto agricolo? E soprattutto: è possibile aumentarne la sostenibilità in ottica ambientale?
Domande a cui, indirettamente ma con soluzioni molto concrete, sta dando una risposta l’Università degli Studi di Brescia. È stato avviato nel 2017 e sta per giungere a conclusione il progetto Deasphor (acronimo di Design of a product for substitution of phosphate rocks, cioè «Progetto per la sostituzione della roccia fosatica»), un’iniziativa europea che ha come capofila la Facoltà di Scienze dell’Universidade do Porto e come partner diversi atenei e centri di ricerca del vecchio continente, tra cui il dipartimento di Ingegneria meccanica e industriale (DIMI) dell’UniBs.
Lo studio si è posto l’obiettivo di recuperare il fosforo - dato che nel suo report l’Ue ha inserito le rocce fosfatiche tra i materiali critici, cioè in esaurimento o a bassa disponibilità - proprio dai rifiuti organici provenienti dagli allevamenti di pollame. Le lettiere dei polli, che costituiscono un rifiuto ingombrante e potenzialmente pericoloso perché molto ricco di elementi patogeni, vengono bruciate negli inceneritori e ridotte in cenere.
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La professoressa Elza Bontempi, del laboratorio di chimica Chem4Tech dell’UniBs spiega però come «questa cenere rimanga rifiuto. L’idea del progetto Deasphor è stata quella di estrarne il fosforo, come si sta facendo anche dalle ceneri derivanti dai fanghi di depurazione, andando quindi a recuperare una risorsa scarsa in un’ottica di sostenibilità».
«Oltre al fosforo siamo in grado di ottenere anche la silice, utilizzando appieno tutto il materiale secondo l’approccio zero-waste».Un’operazione che ha richiesto anni di studio e di lavoro congiunto tra chimici, ingegneri dei materiali e geologi, al fine di sviluppare la risposta più sostenibile. Impegno che ha portato però a grandi soddisfazioni: al termine della «Raw materials week 2021», settimana in cui i partner europei hanno condiviso studi ed esperienze per supplire alla carenza di determinati materiali, la commissione Erta-Min (che riguarda i progetti internazionali di ricerca sulle materie prime) ha premiato il lavoro di Laura Fiameni, dottoranda del DRIMI (Ddoctoral research in mechanical and industrial engineering), afferente al Chem4Tech dell’ateno bresciano.

Trent’anni, una laurea in Chimica e tecnologie sostenibili all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Laura ha vinto il bando di dottorato tre anni fa ed è entrata nella squadra dopo aver lavorato in due aziende bresciane, nel controllo qualità ambientale e come assistente in ricerca e sviluppo. Coordinata dalla responsabile del progetto, la professoressa Elza Bontempi, Laura si è occupata della parte chimica del piano di recupero: «Si è trattato - spiega la dottoranda - di trovare un reagente ottimale e di studiare le condizioni migliori per estrarre dalla cenere la maggiore concentrazione possibile di fosforo e al tempo stesso la minore quantità possibile di zinco, che è un elemento contaminante».
Per farlo servirà anche ripensare, quanto meno in Italia, la filiera dello smaltimento nel settore primario: «Per ora - dice Fiameni - le aziende agricole portano i rifiuti organici in discarica o in inceneritori misti mentre in futuro ci sarà invece bisogno di linee dedicate per l’incenerimento della sola pollina».
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