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Allevare polli in modo green: il caso Avicola Monteverde

L’azienda di Rovato usa pochi antibiotici e sfrutta gli scarti di produzione per creare gas naturale
I polli razzolano in aree più ampie di quelle previste dalla legge - © www.giornaledibrescia.it
I polli razzolano in aree più ampie di quelle previste dalla legge - © www.giornaledibrescia.it
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Spazi d’allevamento con densità inferiori ai massimali fissati per legge (per garantire all’animale il rispetto dell’attitudine a razzolare in libertà), una filiera circolare in grado di autogenerare buona parte dell’energia necessaria ai processi di produzione, trasformazione e trasporto della carne e una riduzione dell’uso di antibiotici, «mai usati a scopo preventivo o come promotori della crescita», di circa il 90% dal 2011 ad oggi.

La salvaguardia del benessere dell’animale coincide con quella del pianeta e a non avere dubbi in merito è Avicola Monteverde, azienda con sede a Rovato, che da sola rappresenta il 5% della filiera italiana nel settore dell’allevamento di pollame e di produzione di carne e uova.

«Dagli impianti fotovoltaici deriva l’energia verde certificata che usiamo durante la fase di trasformazione della carne, mentre grazie ad impianti per la produzione di biogas - che sfruttano scarti d’allevamento come pollina, lettiera e truciolato - produciamo il 60% del biometano necessario ad alimentare i nostri camion e trattori. Non solo: il prodotto di risulta di quest’ultimo processo è un ottimo fertilizzante naturale per i terreni dove pascolano i polli».

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A parlare è Laura Facchetti, socia dell’impresa franciacortina, che spiega come «gli impianti di cogenerazione energetica, areazione e coibentazione consentono anche un monitoraggio costante delle emissioni di anidride carbonica». Già, perché in un mondo che individua nella zootecnia una delle cause principali del riscaldamento globale, prediligere pollame e uova è una scelta più sostenibile rispetto alla carne bovina e ovina. «Il pollo ha un tasso di conversione ottimale - spiega Facchetti -, mangia e beve poco rispetto a ciò che produce, ed essendo di piccole dimensioni vive in poco spazio. Il suo allevamento è quindi associato a minori emissioni e consumo di suolo».

Con 1,5 kg di mangime si produce fino a 1 kg di carne di pollo, mentre in termini di consumo d’acqua sono necessari tra i 3 e i 3,5 litri per un chilo di carne. Anche la carbon footprint delle carni avicole è ridotta: solo 2,9 kg di CO2 ogni 50 g di polli allevati in modo convenzionale, che scende a 2,1 per le uova. I dati di comparazione li fornisce la rivista Science (2018): per la produzione di 50 g di proteine di manzo vengono immessi in atmosfera 17,7 kg di CO2; 9,9 per lo stesso quantitativo di agnello; 5,4 per i formaggi e 3,8 per i suini.

Non solo: secondo la Fao, l’Organizzazione mondiale dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, le quantità di metano prodotte dai ceppi di batteri presenti negli stomaci di bovini e ovini per la digestione sono pari all’insieme delle emissioni di tutti i veicoli nel mondo. Dati allarmanti, alla luce dei quali prosegue l’impegno dell’azienda franciacortina verso una sempre maggiore sostenibilità.

I mangimi sono tra i fattori che più impattano sull’ambiente - © www.giornaledibrescia.it
I mangimi sono tra i fattori che più impattano sull’ambiente - © www.giornaledibrescia.it

Tra gli obiettivi futuri: arrivare a soddisfare il 100% del fabbisogno interno di biogas autoprodotto per il trasporto, migliorare gli impianti di cogenerazione per recuperare acqua e monitorare i livelli di azoto e inquinanti derivati dagli allevamenti. «Molto è stato fatto ma altrettanto c’è da fare. Insieme a Coldiretti il settore avicolo italiano sta presentando, nell’ambito del Pnrr, un progetto per migliorare le prassi nel mangimificio» precisa Facchetti.

Un esempio: la reintegrazione delle farine animali (vietate dal 2001 in seguito al caso mucca pazza), permetterebbe di eliminare l’inquinamento derivato dai trasporti per l’importazione di soia usata in sostituzione delle proteine animali. «Ad oggi è la maggior causa d’inquinamento nella nostra filiera» conclude Facchetti.

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