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LONATO

Sulla Rocca un cubo trasparente con tetto in erba e vetrate


Garda
18 ott 2017, 16:21

Marzo 2018: la struttura stabile al posto del tendone sarà pronta per «Fiori nella Rocca». A dare l’annuncio la Fondazione Ugo da Como, che oltre ad illustrare il progetto del «cubo tra le mura», ne ha spiegato genesi e ragioni.

Tetto in erba e vetrate, occuperà più o meno la stessa superficie dell’attuale tensostruttura, ma la nuova costruzione è progettata secondo gli spazi effettivi della Rocca. Non sarà dotata di fondazioni estese, ma poggerà su micro palificazioni: pur avendo carattere «non precario», volendo la si potrà rimuovere. La Fondazione ha ottenuto un finanziamento di 500mila euro, che coprirà la maggior parte delle spese. Svolgerà le stesse funzioni che ha svolto sin qui il tendone, anche di più. In primo luogo, «non sarà un "matrimonificio" e - spiegano dalla Fondazione - non farà concorrenza ai ristoratori locali». Sarà sì sede di eventi, ma pure di congressi e meeting, e «anche aperta ai gruppi locali. L’esistente Casa del Capitano non ha le caratteristiche per svolgere gli stessi servizi». Ma soprattutto la nuova struttura permetterà alla Fondazione Ugo da Como di continuare le propria attività.

L’alternativa alla struttura non precaria? «Chiudere il parco, il museo, fermare ogni iniziativa. Non so in quanti - rimarcano - possano in coscienza propendere per una scelta di questo tipo». Il tendone era stato collocato nel 2006: all’epoca si decise in tal senso perché garantiva lo svolgimento di eventi anche in caso di maltempo.

Una fonte di sostentamento indispensabile per far quadrare il bilancio, per la Fondazione, ente no profit proprietario di un patrimonio inestimabile messo a disposizione della collettività: la Rocca di Lonato, la casa museo del podestà con la preziosa biblioteca, il parco.

Poco dopo la collocazione del tendone, però, «la segnalazione di un gruppo di cittadini lonatesi che si dichiaravano contrari innescò un processo che portò alla richiesta della Soprintendenza di smantellare la struttura. Furono gli stessi funzionari ad avanzare l’idea di autorizzare una costruzione con caratteristiche non precarie e più adeguata al contesto».

Senza alternative percorribili (l’unica sarebbe stata chiudere i battenti), la Fondazione diede incarico per la definizione del progetto all’architetto lonatese Nicole Bonini. La professionista per due anni ha lavorato a fianco della Soprintendenza per studiare la soluzione migliore. Soluzione che ora è a un passo dalla realizzazione: i lavori per smantellare il padiglione posticcio sono già iniziati e il «cubo tra le mura» sarà pronto entro marzo 2018.

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