«Gli ampi fondali del Garda sono ancora ben ossigenati. Un’analisi ha dato il 91% di saturazione, un’altra il 70%, ma gli strati superficiali mostrano senza dubbio che occorre moltissima prudenza. Sono visibili sintomi di eutrofizzazione. Bisogna adottare una disciplina assai rigorosa che va applicata ai turisti, agli abitanti delle rive e del bacino versante, ai naviganti provati e pubblici, a tutti coloro che vivono e lavorano attorno al lago. E, non essendovi nulla di meglio per il momento è necessario terminare rapidamente l’installazione dell’impianto di depurazione delle acque (l'impianto di Peschiera fu terminato nel 1985, ndr); questa installazione, iniziata alcuni anni fa, concederà almeno un certo respiro».
Le immersioni nel lago di Garda

Da Losanna Jacques Piccard arrivò sul Benaco equipaggiato di un piccolo sommergibile per le medie profondità, il Forel, inventato e costruito dal padre. A bordo del mesoscafo arrivò a 342 metri di profondità, stabilendo per la prima volta con esattezza la profondità massima del lago. Le cronache del tempo dettagliarono ogni immersione: la prima fu a Peschiera, alle 11.25 del 12 settembre 1981. Durò una ventina di minuti: l’acqua è torbida, il fondo limaccioso. Il 13 fu a Lazise: sul fondale vengono fotografati i resti di una galea veneziana. Poi venne il turno di Bardolino, San Vigilio e Torri. Il 17 ci fu Castelletto, con la grande fossa tettonica.
Ebbene, quattro anni dopo il minuzioso studio, durato tre settimane per più di 43 ore di immersione, decine di litri d’acqua raccolti, una serie di carote di sedimenti prelevate, lo scienziato prese carta e penna e scrisse all’Ente che si occupa del bacino di acqua dolce. «Il Garda è di una straordinaria bellezza - esordisce Piccard - non meno ricco di attrazioni di quanto lo sia la Costa Azzurra o la Costa Brava, ma resterà un gioiello solo se l’inquinamento (...) non lo renderà adatto alla balneazione, trasformandolo in una vasta zona nauseabonda. Allora i turisti andranno a cercare altrove i luoghi da prediligere, la zona diventerà quasi deserta, l’attuale fiorente commercio cadrà quasi nel nulla, il livello di vita di milioni di persone sarà minacciato».
Parole attuali anche 38 anni dopo
Una minaccia che anche 38 anni dopo risuona quanto mai attuale. Ed ecco allora che l’invito di Piccard si fa più che mai vivo. «Il Benaco resterà un gioiello d’Italia solo se lo sviluppo industriale e turistico non lo distruggerà, solo se verranno osservate permanentemente le precauzioni indispensabili. La prima è essere informati costantemente sul suo stato di salute. E, inoltre di studiarlo su tutta la superficie, in tutte le sue profondità, instancabilmente e con tutti i mezzi che la scienza e la tecnica moderna possano offrire».
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