Un paese che mormora e non si dà pace. Non si spiega come una simile atrocità sia potuta accadere in una delle sue case, in una zona residenziale tranquilla, tra gente per bene. Senza alcun tipo di precedente, senza alcun sospetto. A quattro giorni dall’omicidio della 72enne Nerina Fontana per mano del figlio Ruben Andreoli, che venerdì sera l’ha ammazzata a calci e pugni sul balcone del loro appartamento al primo piano di via XXIV Maggio a Sirmione, emergono nuove versioni del possibile movente.
«Lui voleva vendere la casa nella quale vivevano tutti e tre per trasferirsi in Ucraina, Paese d’origine della moglie - riportano i ben informati -. La madre non era d’accordo, si preoccupava per il futuro del figlio, che per trasferirsi si sarebbe pure licenziato (lavorava come magazziniere alla Franke di Peschiera, ndr). E una volta finiti i soldi cosa avrebbero fatto? Era questo il cruccio dell’anziana». L’idea del trasferimento, pare, sarebbe maturata nella mente di Ruben e della moglie dopo aver trascorso il mese di agosto in Ucraina. Un’idea che a Nerina non andava giù, nonostante adorasse suo figlio e per lui era disposta a tutto. «I rapporti con la nuora non erano idilliaci - conferma chi la conosceva, descrivendola come una persona di animo buono -, ma convivevano da oltre dieci anni e non c’era mai stata nessuna lite, nemmeno col figlio».



