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LA STORIA

«Bambini Alberi Emozioni»: l'Unesco scrive alla desenzanese Marina Alberta Davo


Garda
2 dic 2022, 12:49
La desenzanese Marina Alberta Davo - Foto tratta dal profilo Fb Bambini Alberi Emozioni

La desenzanese Marina Alberta Davo - Foto tratta dal profilo Fb Bambini Alberi Emozioni

Le ha scritto la principessa del Galles, Kate Middleton, ma anche il capo di Gabinetto dell’Unesco. Entrambe le personalità hanno voluto ringraziare la desenzanese Marina Alberta Davo, impiegata di banca e grande appassionata di neuroscienze, per il messaggio che diffonde nel mondo. «Questo libro è un viaggio unico che esplora l’importante ruolo dell’educazione nella definizione del rapporto tra le persone e il pianeta» si legge nella lettera arrivata a Desenzano dalla direzione generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.

A meritare tanta attenzione, anche a livello internazionale, è il primo libro della Davo: «Bambini Alberi Emozioni» sgorgato dal desiderio di parlare ai più piccoli di sogni, talenti e natura. Del libro esiste anche una versione in lingua inglese e sulla piattaforma Audible quella audio.

Ma la peculiarità della storia che la Davo scrive immaginando quel momento magico in cui un bambino chiede ai più grandi "mi leggi una storia?" sta nel fatto che è possibile anche viverla in prima persona. Il racconto, infatti, lascia le pagine del libro e prende vita e spazio in un luogo che sembra anch’esso uscito dalle pagine di una fiaba: un bosco sul versante del monte Pizzoccolo a Toscolano Maderno, sede dell’associazione il Bosco delle Emozioni fondato dallo psichiatra, psicoterapeuta e scrittore Guiliano Guerra. «È grazie all’incontro con questa realtà che ho potuto dare corso al progetto - racconta la Davo -: all’interno del bosco si compie un viaggio dove i bambini, generalmente scolaresche, vengono accompagnati alla scoperta di loro stessi e delle loro emozioni e potenzialità attraverso personaggi, fate, folletti, streghe e un vecchio saggio». 

La storia

Il libro racconta la storia de «L’uomo che piantava alberi» di Jean Giono. Il protagonista, fuggito da quelle pagine, racconta ai bambini la sua vicenda. Un tempo abitava in una zona nel sud della Francia che, a causa dello sfruttamento smisurato del legname per ricavarne carbone, diventò arida e inospitale. Da lì l’idea dell’uomo di iniziare a piantare alberi. Un’azione che alla lunga riportò le piogge e la vita nel luogo.

La vicenda che la Davo consegna alle pagine parte dallo spirito di quest’uomo prendendo poi uno sviluppo autonomo che ci porta nel mondo di oggi «dove, sempre più l’ambiente è sfruttato e poco ci si ricorda che l’uomo non ne è il proprietario, ma uno tra i tanti elementi che lo popolano». Prende vita una costellazione di personaggi che, dal fitto del bosco appaiono a sorprendere i piccoli visitatori. Ciascuno di essi porta in dono un messaggio. «Incarnano paure, gioie, desideri di cui ciascuno di noi è fatto - aggiunge la Davo -. Suggeriscono poi un modo per contattare ciascuna di queste componenti interiori e farne conoscenza. Ma non rimane un'esperienza "bolla". Ai bambini si consegna un seme da portare a casa per continuare anche lì, insieme ai genitori, quel che è stato iniziato tra le piante».

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«I bambini che hanno potuto vivere questa favola nel bosco - dice ancora la Davo - hanno potuto sviluppare una consapevolezza riguardo alle emozioni vissute ogni giorno, potendo rielaborare quelle distruttive in modo adeguato, hanno sperimentato l’inclusività e la diversità che si manifesta nella natura attraverso la biodiversità del bosco». L’esperienza della storia esperita si può adattare a qualsiasi contesto: nasce nel bosco, ma si modella al luogo scelto per farne esperienza. «È come fossimo una compagnia teatrale che si sposta e porta dove serve questa storia per farla conoscere il più possibile. Oggi più che mai c’è bisogno di piantare questi semi per alimentare la speranza nel futuro». 

 

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