Inselvini: «L’identità cristiana nella Carta Ue. Per noi giovani la politica è una missione»

Classe 1994, membro dell’Assemblea nazionale di Fratelli d’Italia e dell’esecutivo di Gioventù nazionale, di cui è presidente in Lombardia, Paolo Inselvini è candidato alle Europee nel Nord-Ovest.
È nel partito della premier fin dalla sua fondazione ed è stato militante delle Sentinelle in piedi, nonché attivista del Family day e fondatore della rete degli «amministratori per la famiglia nel Bresciano, diventando poi il referente territoriale di Pro vita e famiglia.
Perché ha scelto di candidarsi all’Europarlamento?
La mia candidatura nasce da una credibilità del nostro gruppo giovanile, una nuova classe dirigente che si è formata nel Bresciano: un percorso che nasce dall’inizio. La mia adesione c’è dal 2013 e abbiamo creato una struttura che sa fare comunità, approfondire i temi e coinvolgere. Serve poi un punto di riferimento a livello locale, creando strutture a supporto del territorio, nel quotidiano.
Alle spalle ha già la corsa per il Parlamento e per le Regionali in Lombardia...
Sì e sono sempre stato il più giovane. Rappresentiamo attraverso la mia candidatura una generazione che crede in una visione del mondo radicata nei valori di patria, di difesa dell’identità e delle nostre radici culturali, della famiglia, della vita e della spiritualità.
Lei fa parte del movimento Pro vita e famiglia...
I giovani devono ritrovare un centro: l’Italia e l’Europa sono sempre state caratterizzate da un’identità cristiana. E credo che lo Stato debba dare un indirizzo: quando c’è una famiglia solida, fondata sul matrimonio tra uomo e donna e che accoglie la vita, una società funziona. Quando invece ci sono politiche che attaccano questo e che creano confusione ai bambini si mina la solidità della famiglia. Non vogliamo che l’ideologia gender arrivi nelle scuole, non vogliamo che l’aborto diventi un diritto, ma che resti solo un’extrema ratio.
Si sente parte della generazione europea?
Assolutamente sì, ma diversa dalla narrazione che viene fatta: non siamo i giovani che non credono più in niente, che non hanno più un Dio in cui credere e che lottano per difendere l’ideologia green senza conoscere davvero la natura.
Cos’è l’ideologia green?
Purtroppo si è raccontata una realtà filtrata e fasulla. C’è un problema ambientale e tutti dobbiamo fare la nostra parte, ma bisogna essere realisti: l’Italia e l’Europa inquinano una percentuale minima e non possiamo affossare economia, aziende e agricoltori. Questo porta ad azioni scomposte, con giovani che bloccano le strade senza sapere che provocano maggiore inquinamento, solo perché a livello mediatico li si è convinti di dover seguire una ragazza messianica che ci ha raccontato che dobbiamo lottare per l’ambiente.
Lei chi ascolta?
Bisogna affidarsi a chi ha davvero a che fare con la natura e la vive ogni giorno, come i nostri allevatori e agricoltori. Noi crediamo che il creato vada visto al servizio dell’uomo, che l’uomo debba prendersene cura e che si debba vivere in armonia. Ma l’uomo non è di troppo e non si deve distruggere tutto. Serve buon senso: questa ideologia è diventata quasi una religione per molti.
Quali sono le priorità europee dei prossimi 5 anni?
Si deve rimettere al centro l’identità cristiana: deve essere inserita nella Carta dell’Ue.
Il nostro stesso Stato è laico...
Laico ma non laicista. Non possiamo prendere come esempio la Francia: vogliamo riconoscere, se non la fede, la cultura cristiana. Vogliamo l’Europa dei popoli con al centro l’identità cristiana.
Torniamo alle priorità: quali impegni?
Bisogna occuparsi dell’agricoltura, la categoria più importante perché produce il cibo: quello italiano è il più sano. Non possiamo permettere che ci siano regole vessatorie verso gli agricoltori: ci opporremo alla carne sintetica e tuteleremo i nostri prodotti. Si deve introdurre poi un principio di reciprocità per aziende e imprese con norme, anche fiscali, uniformi.
Questo vale anche per l’immigrazione?
Sì: l’Europa non può essere sotto ricatto degli scafisti, dobbiamo proteggere i confini.
Qual è la sua posizione sulla guerra in Ucraina?
Manca incisività diplomatica: l’obiettivo è lavorare per la pace. Sì agli aiuti, ma non possiamo entrare in guerra con la Russia mandando uomini.
Perché serve un giovane in Europa?
Perché è un valore aggiunto. Noi non guardiamo da qui ai prossimi cinque anni, ma ai prossimi trenta, è uno sguardo di prospettiva, c’è un progetto. Nella politica crediamo: non la vediamo né come un lavoro, né come una passione. Ma come una missione totalizzante.
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