Zona gialla, allarme rosso: il 20% dei locali non riaprirà
Domenica Santa Lucia passerà per tanti, ma non per tutti. E non si tratta di bimbi che hanno combinato qualche marachella di troppo. Il dono tanto atteso da bar e ristoranti, la «promozione» cioè in zona gialla e la conseguente possibilità di poter finalmente rialzare la saracinesca dei propri esercizi commerciali, per molti rappresenterà piuttosto un frutto dal sapore amaro: dei circa settemila esercenti della provincia di Brescia, il 20% infatti non riaprirà i battenti. Millequattrocento bar e ristoranti del nostro territorio rimarranno chiusi.
«Ci auguriamo - è il pensiero del presidente di Confcommercio Brescia, Carlo Massoletti - che questi commercianti potranno riaprire almeno nel 2021, il che non è detto. Sappiamo che per alcuni, questa crisi ha rappresentato la morte dell’attività».
La riapertura, da domenica, durerà almeno otto giorni, fino al 20 dicembre, visto che dal giorno successivo scatteranno le nuove misure previste dal Dpcm studiato per il periodo natalizio. Non dovrebbe cambiare nulla, salvo le limitazioni imposte per i giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno, quando non ci si potrà spostare dal proprio comune di residenza, rendendo di fatto, almeno per alcuni, quasi inutile riaprire le botteghe. Nel frattempo, comunque, bar e ristoranti potranno alzare la serrande mezza giornata, fino alle 18.
«Registriamo una grandissima volontà e determinazione da parte delle imprese del nostro settore per continuare a rimanere sul mercato - assicura Massoletti - ma in queste condizioni diventa davvero difficile».
Gli aiuti da parte del Governo sono arrivati solo in parte. Per i ristoranti e i pubblici esercizi sono stati erogati i fondi del decreto Ristori 1, «soldi che abbiamo appena fatto in tempo a vedere - afferma Emanuela Rovelli, presidente di Arthob - visto che dopo 15 giorni abbiamo dovuto pagare la rata Inail, che è sempre molto cospicua».
«Del Ristori 2 invece - aggiunge Massoletti - necessario per tutti quegli esercizi chiusi con la zona rossa, ancora non abbiamo visto un centesimo». Ad aggravare la situazione degli esercenti ci sono poi i dati macroeconomici che parlano di un calo dei consumi del 16,6% nell’ultimo mese «che sommato alla crescita dell’e-commerce - conclude Massoletti - vuol dire per i negozi un mancato incasso di circa il 35%. Si aggiunga infine la propensione al risparmio delle famiglie italiane: era dell’8,3% prima della pandemia, oggi è al 16,6%. Per molti questo sarà un Natale da dimenticare».
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