Uova, colomba e capretto: Pasqua sempre più cara per i bresciani

Pasqua sempre più cara per i bresciani, stretti tra rincari diffusi e confezioni che si riducono. Uova di cioccolato e colombe, ma anche agnelli e capretti, simboli della tradizione, diventano il termometro di una corsa dei prezzi che colpisce anche il settore dolciario, tra aumenti a due cifre e strategie industriali che alleggeriscono i prodotti, ma non i prezzi. Secondo una indagine del Codacons a livello nazionale nei supermercati e nei negozi alimentari, al netto di offerte e promozioni si registrano ritocchi al rialzo che vanno dal +6% fino a raggiungere per alcuni marchi il +10%. Al kg il prezzo di un uovo di cioccolato di marca industriale può arrivare a superare i 77 euro, contro i 70 euro dello scorso anno.
Va meglio invece per le colombe: per quelle classiche i rincari rispetto allo scorso anno si attestano attorno al +3%, con i prezzi medi di quelle industriali che variano tra 5,40 e 15,90 euro. Quelle farcite invece costano di più: tra 8,50 e 19,90 euro.

«Negli ultimi anni - commenta il presidente del Consorzio Pasticceri bresciani, aderente all’Associazione Artigiani di Brescia, Luigi Groli -, il cacao ha registrato forti oscillazioni sui mercati internazionali, con effetti immediati sui costi di produzione. Questa volatilità si riflette direttamente sul prezzo finale al consumatore finale».
La causa degli aumenti? Le materie prime
Tra le materie prime di pasticceria che hanno subìto l’aumento maggiore ci sono le uova. L’impennata del prezzo ha radici lontane, precedenti alla guerra del Golfo e perlopiù legate all'emergenza aviaria dello scorso anno. I listini delle uova da consumo, rilevati dalla Commissione Unica Nazionale (Cun) di settore, fanno ora segnare una crescita rispetto a inizio gennaio 2025 del +27% per le uova da allevamento a terra (categoria L) e del +23% per le uova in gabbia (categoria L). Un trend legato alla riduzione dell'offerta di uova, causata dall'ondata di influenza aviaria che ha colpito il mercato europeo nel 2025.
Sono invece sensibilmente in calo le quotazioni del cacao a circa 3.300 dollari la tonnellata contro il record di 12mila dollari di fine 2024.

«I prodotti dolciari a base di cioccolato venduti oggi nei negozi sono stati realizzati col cacao acquistato in precedenza dalle industrie alimentari a prezzi sensibilmente più alti – spiega Elena Calvetti, presidente dell’Associazione Artigiani di Brescia e provincia - i produttori devono ancora smaltire le quantità di materia prima acquisite durante le quotazioni record. Nonostante l’aumento dei costi delle materie prime, i nostri artigiani hanno incrementato le produzioni in questo periodo pasquale mettendo a disposizione tutta la loro maestria nella creazione di autentiche opere d’arte dolciarie».
Pasticceria: numeri del settore a Brescia
Tra prezzi in salita e consumi che cambiano, la Pasqua 2026 fotografa dunque un equilibrio sempre più fragile: da un lato le difficoltà della filiera, dall’altro consumatori più attenti e selettivi, chiamati a scegliere tra risparmio e qualità. Nella sola provincia di Brescia sono circa 700 le imprese artigiane che operano nell’industria dolciaria: nello specifico si tratta di circa 275 pasticcerie su 380 aziende totali del comparto provinciale, e 425 nel settore dei dolci. Complessivamente occupano oltre 3mila addetti. Mentre a livello nazionale il giro d’affari delle uova di Pasqua e delle colombe, vale oltre 600 milioni di euro annui.
I pasticceri bresciani: si punta al classico
La signora Maresi Cavalieri, titolare dell’omonima pasticceria di via Orzinuovi, in città spiega come la strategia sia stata quella di limitare al minimo gli aumenti: «Le vendite delle colombe si concentrano tutte nella settimana che precede la Pasqua quindi un quadro della situazione lo potremo avere solo nei prossimi giorni – spiega la titolare -, siamo riusciti a contenere i costi aumentando solo di 1 euro rispetto allo scorso anno, nonostante i rincari di uova, burro e latte, che non sono legati solo a questi giorni ma vanno avanti da tempo».
Una scelta che punta anche sulla flessibilità dell’offerta: «Le nostre colombe hanno diverse pezzature, così il cliente può scegliere quanto spendere in base al peso». La produzione è già avviata, considerando una lavorazione che richiede tre giorni, e proseguirà fino a venerdì. Sul fronte del cioccolato, invece, la linea è più prudente: «Anche il cioccolato è aumentato, per questo produciamo uova ma in quantità limitata, per evitare giacenze».
Una linea condivisa anche da Massimo Tacconi, patron della storica pasticceria di via Romanino a Brescia. «Stiamo già vedendo che la colomba più richiesta è quella classica, rispetto alle altre nostre proposte, anche se il grosso delle vendite si concentrerà nell’ultima settimana. Il prezzo è solo leggermente aumentato rispetto allo scorso anno, in conseguenza dei rincari registrati negli ultimi mesi che naturalmente non abbiamo potuto ignorare, e questo probabilmente porterà i clienti a orientarsi su pezzature inferiori al classico chilo».
Più marcato, invece, l’impatto del costo del cacao: «Il cioccolato è arrivato a 10 euro al chilo e questo incide inevitabilmente anche sulle uova di Pasqua: un prodotto artigianale e personalizzato può arrivare fino a 100 euro». In entrambi i casi, l’attenzione resta alta sulla programmazione: «Produciamo in base a ciò che pensiamo di vendere, perché, a differenza del panettone natalizio, la colomba diventa invendibile già dopo due giorni».
Fuori dal coro Anna Gerarsi della Pasticceria Piccinelli di via Duca degli Abruzzi a Brescia: «Quest’anno non abbiamo aumentato i prezzi delle colombe e delle uova di cioccolato – dichiara –. Abbiamo acquistato quest’anno il cacao ad un prezzo inferiore rispetto allo scorso anno. Stessa cosa per la colomba: nonostante l’incremento delle materie prime abbiamo mantenuto i prezzi dello scorso anno».
Prezzi in rialzo anche per capretto e agnello

Per il 2026, chi non rinuncia all'agnello o al capretto dovrà fare i conti con listini in sensibile rialzo. Secondo le ultime rilevazioni dei mercati agricoli, il costo della carne ovina ha subito un’impennata che oscilla tra il 5% e l'8% rispetto allo scorso anno, consolidando un trend inflattivo che non sembra voler mollare la presa.
A Brescia e nelle province lombarde, il prezzo medio per un agnello di qualità nazionale si attesta oggi tra i 23 e i 26 euro al chilo, con punte che superano i 30 euro per il pregiato agnello da latte o per il capretto nostrano, quest'ultimo sempre più raro e richiesto.
Ma cosa spinge i prezzi verso l'alto? I fattori sono molteplici: da un lato la contrazione della produzione europea, con un calo dei capi allevati che riduce l’offerta; dall'altro, i costi di gestione delle stalle che, seppur stabilizzati, restano su livelli storicamente elevati.
Nonostante i rincari, la domanda resta sostenuta. Per i consumatori bresciani il consiglio degli esperti è quello di muoversi d'anticipo: prenotare in macelleria con almeno dieci giorni di margine permette di evitare i picchi speculativi dell'ultima ora. Chi cerca il risparmio può guardare alla grande distribuzione, dove le offerte su tagli d'importazione Ue possono scendere sotto i 15 euro, ma per chi cerca il sapore autentico della filiera corta, il sacrificio economico resta il dazio da pagare per onorare la tradizione.
Tra rincari e qualità, la sfida della Pasqua 2026 si gioca tutta sull'equilibrio tra budget e convivialità.
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