Una bresciana tra le cinquanta donne più influenti al mondo

Nel suo curriculum compaiono gli studi fatti, le specializzazioni, i premi ricevuti nel corso della sua carriera professionale, che nonostante i suoi 33 anni, sono già molti. Risultati che non si ottengono senza la preparazione, la competenza, la tenacia e anche un po’ di coraggio, che Marzia Bolpagni ha dimostrato di avere, affermandosi come tra le cinquanta donne più influenti al mondo.
Bresciana doc, di Mompiano, dopo il diploma al liceo Calini e la laurea (con lode) in Ingegneria edile e Architettura all’Università degli studi di Brescia, la giovane ha approfondito la sua preparazione in una materia che dieci anni fa era all’avanguardia: il Building information modelling (Bim), metodo di lavoro digitale per il settore delle costruzioni, fondato sui modelli in 3D degli edifici, per dare una maggiore e migliore percezione della realtà. Questa passione in Bolpagni è nata grazie al professor Angelo Luigi Camillo Ciribini, che le ha aperto la mente, dandole lo stimolo per cercare all’estero la migliore formazione specialistica, a cominciare dagli studi per la tesi che la bresciana ha svolto in Finlandia.
L'ingegnera ha poi lavorato al Cern e ha ottenuto il dottorato di ricerca al Politecnico di Milano, collaborando con la Massachusetts Port Authority di Boston e poi anche con il Ministero di Giustizia inglese, a Londra. È quindi entrata nella compagnia per cui lavora ancora oggi, Mace group (che ha realizzato la ruota London Eye), con sede nella capitale in riva al Tamigi, ma nel frattempo i suoi studi non si sono fermati. Marzia Bolpagni rappresenta l’Italia al Tavolo europeo Cen Tc 442 sul Bim, grazie al suo lavoro sulla standardizzazione e sulla digitalizzazione delle costruzioni e qui ha guidato la stesura della norma En 17412-1. Lavoro di standardizzazione che ha fatto anche in Italia per l’Uni, sempre relativamente al Bim, ora divenuto obbligatorio nel nostro Paese per le opere pubbliche, secondo il decreto Baratono. Infine, è ricercatrice onoraria all’University college di Londra.Questa la sua carriera, che deve essere aggiornata da tutti i premi ricevuti: «Ingenio al femminile» del Consiglio nazionale degli ingegneri; il premio come Giovane ingegnere dell’anno nel luglio di quest’anno ottenuto dalla Royal Academy, con tanto di medaglia come migliore tra i cinque premiati, ricevuto dalla Principessa Anna, per arrivare agli ultimi due: quello ottenuto il 16 settembre come professionista emergente dell’anno, dalla Association for Consultancy and Engeneering, unica donna tra sei finalisti, grazie al lavoro fatto sul legame tra il mondo accademico e quello dell’industria; e il premio che le viene conferito oggi, «InspiringFifty», che riconosce le cinquanta donne più influenti al mondo nel settore della tecnologia, promosso da una realtà come AccelerateHer. «Un premio prestigioso - ci confida Marzia Bolpagni - perché si parla di tecnologia in generale e non solo di tecnologia delle costruzioni. E ci sarà Hillary Clinton alla cerimonia».
Pur lavorando all’estero Marzia Bolpagni mantiene saldi i rapporti con il suo Paese grazie alla community di professionisti italiani che lavorano nel Regno Unito e che hanno la stessa passione per la digitalizzazione, mentre di recente è entrata a far parte di Ewmd, European women’s management development, un network che collega professioniste di tutte le aree (dall’impresa alla politica). «Ci impegniamo per cambiare le cose. Ci tengo molto», conclude la trentatreenne che sottolinea: «La formazione bresciana che io ho ricevuto è stata ottima. L’Università di Brescia forma eccellenze a livello nazionale e internazionale. Serve solo un po’ di coraggio per andare all’estero a studiare, a specializzarsi. Negli altri Paesi apprezzano molto la nostra preparazione interdisciplinare».
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