«Con questa riforma mettiamo fine a un’attesa durata decenni e diamo finalmente al florovivaismo le regole e la centralità che merita. Per troppo tempo un comparto strategico dell’agricoltura italiana è stato interessato solo da interventi e soluzioni parziali». Così Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura ha presentato nei giorni scorsi la nuova legge quadro del settore.
«Il decreto - ha aggiunto il Ministro - introduce una legge quadro organica, che garantisce certezze alle imprese, valorizza il lavoro, rafforza il Made in Italy e consente una programmazione stabile degli investimenti. Si passa dalla gestione delle crisi a una politica di sviluppo strutturata, capace di accompagnare il settore nel medio e lungo periodo». Ora la palla passa alle Camere, a partire dalle commissioni competenti, che potranno proporre modifiche al testo prima dell’approvazione definitiva.

Il quadro
Le Organizzazioni agricole puntano a mantenere intatto l’impianto generale della riforma, rafforzando le misure di accompagnamento economico. In ogni caso si tratta di un momento decisivo per un settore particolarmente importante anche nell’economia bresciana. «La nuova legge quadro sul florovivaismo rappresenta un passaggio storico per un settore che in questi anni ha dimostrato grande capacità di resilienza, innovazione e attenzione alla sostenibilità. Finalmente - sottolinea Laura Facchetti presidente di Coldiretti Brescia - viene riconosciuto in maniera chiara il valore strategico del comparto florovivaistico, che non è soltanto economia, ma anche presidio del territorio, tutela del paesaggio e qualità della vita delle nostre comunità».

Per Confagricoltura Brescia si tratta di «una produzione di rilievo ad alto valore aggiunto considerato che il solo comparto floricolo, che nel territorio bresciano conta 220 aziende specializzate, rappresenta il 21% del totale regionale e il 2% di quello nazionale».
Il comparto
Nell’ultimo anno il numero di imprese ha evidenziato una lieve flessione del 2,7% rispetto al 2024, ma le aziende floricole in piena aria costituiscono l’81% del totale, mentre la quota restante opera in coltura protetta, con un ruolo significativo delle tecniche di coltivazione fuori suolo. Tuttavia il nuovo provvedimento fornisce, per la prima volta, una definizione puntuale dell’attività agricola florovivaistica, includendo la floricoltura e le diverse tipologie di vivaismo (ornamentale, frutticolo, olivicolo, forestale e orticolo).

Inoltre, si prevede che un successivo decreto interministeriale definisca le figure professionali del settore, con particolare attenzione all’aggiornamento della figura del manutentore del verde per adeguarla alle moderne pratiche di gestione urbana e dei giardini storici. Una delle principali novità riguarda la tipizzazione del contratto di coltivazione, che disciplina l’obbligo del produttore di curare lo sviluppo del prodotto vegetale seguendo le indicazioni tecniche del committente. Per di più, il decreto istituisce nuovi strumenti per il coordinamento e la crescita del comparto attraverso una programmazione quinquennale, tra i quali il tavolo tecnico di filiera, il Piano nazionale del settore, un sistema di raccolta dati a cura di Ismea e la possibile adozione di un «marchio unico» nazionale per garantire origine e tracciabilità delle produzioni.
I territori
Viene disciplinato il contributo dei privati alla produzione di materiali forestali di moltiplicazione e promossa la rinaturalizzazione dei territori. Si prevede che le Regioni promuoveranno la messa a dimora di alberi con priorità per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, mirando al contrasto del dissesto idrogeologico e alla creazione di boschi urbani.
I Comuni potranno concedere terreni di proprietà agricola o degradati in affitto agevolato o gratuito (fino a 1 ettaro) a operatori vivaistici per la produzione di materiali forestali certificati. Per l’assegnazione dei terreni comunali saranno criteri preferenziali la cittadinanza Ue, l’età inferiore ai 40 anni e il possesso di titoli di studio specifici in scienze forestali. «Ora - commenta Laura Facchetti - sarà fondamentale accompagnare questa riforma con risorse adeguate e con strumenti concreti che permettano alle aziende di trasformare le opportunità previste dalla legge in sviluppo reale, occupazione e crescita del territorio».



