Prestiti a imprese e famiglie: in 7 anni sono crollati del 22,6%

Una contrazione del 22,6% in sette anni è un dato che non può essere liquidato come fisiologico. È la fotografia dello stock degli impieghi nel Bresciano dal 2018 al 2025, elaborata su base dati Banca d’Italia. Un calo molto forte, soprattutto se messo a confronto con la sostanziale stabilità registrata nello stesso periodo in Lombardia (-0,8%). Un divario che colpisce e che, se si tenesse conto anche della dinamica inflattiva, risulterebbe in termini reali ancora più marcato per il territorio bresciano.
Per sterilizzare il più possibile gli effetti distorsivi legati alla pandemia, l’analisi è stata estesa oltre l’orizzonte quinquennale, prendendo come riferimento il 2018. Il dato di sintesi resta tuttavia inequivocabile: Brescia arretra in modo significativo, mentre la regione nel suo complesso tiene.
Abbiamo inoltre ricalcolato gli impieghi escludendo quelli verso la Pubblica Amministrazione e le società finanziarie, concentrandoci su imprese e famiglie. In questo caso la contrazione per il Bresciano si attenua al -15,3%, ma permane un gap di oltre 16 punti percentuali rispetto al trend lombardo. E a voler essere ancora più rigorosi, per un confronto perfettamente omogeneo si sarebbero dovuti sottrarre dal dato regionale gli impieghi relativi alla provincia di Brescia: un esercizio che avrebbe ampliato ulteriormente il divario.
Le possibili cause
Individuare le cause non è semplice. Le possibili chiavi di lettura sembrano collocarsi prevalentemente sul lato della domanda: meno imprese, minori investimenti, una struttura produttiva più concentrata su realtà aziendali di dimensioni maggiori e più patrimonializzate, quindi meno dipendenti dal credito bancario; oppure una trasformazione del tessuto economico verso comparti meno capital intensive.
Sarebbe interessante un confronto con le associazioni di categoria e le istituzioni per comprendere come venga interpretata questa divergenza così marcata rispetto alla Lombardia.
Il ruolo del credito cooperativo
Accanto alla domanda, tuttavia, non possono essere esclusi fattori legati all’offerta bancaria. In questo quadro emerge un elemento di rilievo: il ruolo delle banche di credito cooperativo. Se la riduzione dello stock degli impieghi delle banche «non Bcc» è pari al -25,3%, per le Bcc bresciane il calo si limita al -4,5%. Anche escludendo Pa e finanziarie, il confronto resta significativo: -17,2% per le altre banche contro -4,6% per le Bcc.
I numeri confermano quindi a pieno la vocazione del credito cooperativo a sostenere le attività reali e i bisogni delle comunità locali, con ruolo sempre più centrale in chiave prospettica, che contribuisce tangibilmente ad ammortizzare trend negativi da parte del resto del sistema bancario.
Il raffronto tra piccole e medie imprese
I finanziamenti delle banche alle imprese con più di 20 dipendenti sono scesi del 27,90%, mentre per le Bcc la diminuzione è solo del 2,9% ed in aggiunta nelle banche di credito cooperativo sono in forte crescita quelli verso le famiglie (+17%). Numeri che confermano la vocazione mutualistica e territoriale delle Bcc e che si riflettono anche in un incremento delle loro quote di mercato nel periodo considerato.
Diverso il quadro per le imprese con più di 5 e meno di 20 addetti. Qui la contrazione degli impieghi è pesante (-45%) e vede allineato il comportamento di banche ordinarie e Bcc. Sul fronte della domanda pesa la crescente difficoltà per le aziende di minori dimensioni di dotarsi di assetti organizzativi adeguati a competere in un contesto sempre più complesso.
Ci leggiamo però anche un «effetto normativo». La sottoposizione alle stesse regole delle banche «significant» rende per le Bcc estremamente più oneroso e arduo finanziare «i piccoli», con la conseguenza indiretta di spingerle inesorabilmente verso segmenti di mercato più grandi. Tutto ciò sta trasformando e mettendo in difficoltà il sistema Italia fondato sulle Pmi.
Il pieno riconoscimento del principio di applicazione proporzionale delle regole, da parte dell’Autorità Regolatoria, contribuirebbe a preservare nel tempo l’originale formula imprenditoriale delle Bcc basata sulla relazione diretta che mantiene un legame stretto con l’economia locale, le aziende e le famiglie.
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