Economia

Pinti (Fiac): «Sospendere per sei mesi i dazi sulle ceramiche»

L’associazione dei produttori di casalinghi aderente a Confindustria scrive alla Commissione: «I dazi improvvisi al 79% mettono in seria difficoltà le aziende»
I dazi antidumping sono stati portati al 79%
I dazi antidumping sono stati portati al 79%
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Continua a sollevare reazioni e prese di posizione la decisione dell’Unione europea di alzare drasticamente i dazi antidumping su piatti, tazze, ciotole e utensili da tavola e da cucina importati dalla Cina. La decisione era arrivata nei giorni scorsi con una tassazione generalizzata del 79% sui prodotti in ceramica importati, in sostituzione di quella precedente che variava dal 13,1% al 36,1%.

La misura ha messo con le spalle al muro aziende produttrici, importatrici, trasformatrici e della distribuzione (con inevitabili pesanti riflessi sui consumatori finali).

Sul tema scende ora in campo Fiac-Anima l’associazione dei produttori di casalinghi aderente a Confindustria e guidata dall’imprenditrice bresciana Silvia Pinti. Fiac non contesta il principio della difesa commerciale, ma segnala le pesanti criticità della misura e chiede l’introduzione di un periodo transitorio di 6 mesi per consentire il perfezionamento degli ordini già stipulati.

Le incongruenze del provvedimento

Il tema è evidentemente molto delicato e, come naturale, all’interno del comparto dei casalinghi le posizioni sono diverse. Ciò non toglie che il provvedimento appaia anomalo. «L’adozione di questa misura era indicata dal 18 marzo 2026 – spiega la presidente Silvia Pinti –, ma la Commissione, in modo del tutto inaspettato, ha adottato il regolamento lo scorso 5 febbraio, con efficacia immediata dal 6 febbraio, senza prevedere alcuna clausola di salvaguardia per le merci già in viaggio o i contratti già stipulati».

In questo modo i dazi si applicano in modo retroattivo per tutti quegli operatori che avevano già stipulato contratti creando un inevitabile cortocircuito e generando oneri economici imprevedibili e potenzialmente insostenibili per gli operatori.

«Fiac non contesta il principio di adozione dei dazi, ma le conseguenze di un’entrata in vigore improvvisa e senza preavviso – spiega ancora la presidente Pinti –. Così facendo non si tutela il principio del legittimo affidamento, che protegge gli operatori economici che abbiano fatto affidamento su un quadro normativo vigente al momento della conclusione dei contratti. Ma non c’è neanche la certezza del diritto, che esige prevedibilità e stabilità nell’applicazione delle norme, specialmente in ambito commerciale. Ribadisco, in assenza di un periodo transitorio, i dazi producono effetti retroattivi, mettendo in condizioni di seria difficoltà le imprese del comparto. Auspichiamo un intervento tempestivo per ristabilire condizioni di equilibrio con l’introduzione di un periodo transitorio di 6 mesi, che sospenda a tutti gli effetti l’applicazione dei dazi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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