Economia

Dazi del 79% sulle ceramiche dalla Cina, «un danno solo per l’Europa»

Per l’imprenditore bresciano Diego Toscani sono a rischio le imprese di un settore che conta oltre 25mila addetti
Tazzine di ceramica - © www.giornaledibrescia.it
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C’è chi l’ha definito un «blitz dannoso» chi un «vero colpo di Stato». Ha sollevato una bufera di reazioni la decisione dell’Unione europea di alzare drasticamente i dazi antidumping su piatti, tazze, ciotole e utensili da tavola e da cucina importati dalla Cina. Dopo una revisione delle misure in vigore dal 2013, Bruxelles ha deciso nei giorni scorsi di applicare un dazio generalizzato del 79% sui prodotti in ceramica importati, sostituendo le tariffe precedenti che variavano dal 13,1% al 36,1%.

Le aziende

Una misura che ha messo con le spalle al muro molte aziende produttrici, importatrici, trasformatrici e della distribuzione (con inevitabili pesanti riflessi sui consumatori finali). Tra questi, realtà nazionali come Thun, Kasanova, Tognana, Ovs, ma anche le bresciane Pozzi Milano, EasyLife, senza dimenticare le aziende del distretto valtrumplino dei casalinghi che importano dalla Cina accessori ed complementi per le loro referenze.

«I nuovi dazi sono quanto mai dannosi» – tuona l’imprenditore Diego Toscani che possiede aziende di produzione e di distribuzione del settore, socio di Confindustria e nel Cda di Art Confcommercio –. Le produzioni europee coprono una piccola parte dei volumi del mercato dell’Unione. In tutta Italia, gli operatori in questo settore sono appena 650».

La motivazione

L'imprenditore Diego Toscani
L'imprenditore Diego Toscani

L’aumento, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Ue, fa parte di una serie di misure adottate da Bruxelles per contrastare quelle che ritiene pratiche commerciali sleali: delle 63 indagini commerciali condotte dalla Commissione europea, 47 riguardano prodotti provenienti dalla Cina. Nell’analisi dell’Ue, molti produttori cinesi del settore delle ceramiche sarebbero controllati o sostenuti dalle autorità statali, beneficiando di finanziamenti agevolati, terreni e materie prime. Soddisfatta Cerame-Unie, l’associazione dell’industria ceramica europea che aveva chiesto la revisione: le nuove misure, sostiene, sono cruciali per difendere un settore che impiega oltre 30mila addetti tra stoviglie e ornamenti.

«Questi numeri sono decisamente sovrastimati – spiega Toscani –. La protezione delle aziende europee da pratiche concorrenziali sleali è un obbiettivo condivisibile, ma quali sono le imprese che si vogliono proteggere? E a scapito di chi? Questo provvedimento – commenta – non riporterà in Europa una industria che non esiste più da anni se non per piccole produzioni di nicchia, e nemmeno produzioni che non ci sono da secoli, come la porcellana Bone China».

Comparto a rischio

Un provvedimento che rischia di ritorcersi contro l’Unione europea: «Le produzioni si sposteranno in altri Paesi, come la Turchia, che ha già iniziato ad aprire uffici commerciali in Europa avendo supportato l’introduzione di questa iniqua tassa, oppure in Bangladesh o Vietnam. In compenso mette in condizione di cessare attività a centinaia di imprese che sviluppano e commercializzano in tutto il mondo articoli prodotti in Cina creando posti di lavoro e mettendo a disposizione dei consumatori beni di qualità prodotti in aziende certificate e controllate». Secondo stime di Confcommercio sono oltre 25.000 i posti di lavoro a rischio da questo provvedimento.

Il salasso alle imprese

Ed il dazio ha effetto anche sul materiale ordinato sei mesi fa e che sta arrivando in questi giorni per nave. «Faccio un semplice esempio: una nostra associata ha in arrivo oltre 2 milioni di euro di merce, fino a venerdì il dazio da pagare sarebbe stato del 12% e l’antidumping del 17,9% per un totale di tasse pari al 29,9%, cioè 600.000 euro. Da ieri dovrebbe disporre immediatamente per entrare in possesso della merce di 1,8 milioni di euro: un follia che porterà molte aziende a chiudere». «Si sta facendo per molti aspetti il medesimo autogol che ha riguardato l’automotive».

In Veneto

A muoversi per primi sono stati gli imprenditori di Confindustria Veneto che hanno scritto al commissario al commercio dell’Unione europea chiedendo di rivedere la decisione votata anche dall’Italia. «Trovo estremamente equilibrata la posizione assunta da Confindustria Veneto Est e auspico che sia la medesima anche in Lombardia – chiosa Toscani –. Chi deve fare gli interessi del paese tenga conto di tutti e non solo di una parte largamente minoritaria, visto che questo provvedimento porterà a tutta la filiera un incremento dei prezzi stimabile in oltre il 60% per consumatori domestici e professionali come ristoranti, mense aziendali, ospedali, grande distribuzione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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