Economia

Parte da Brescia CfER, la prima criptovaluta per l’ambiente

La criptovaluta lanciata da un gruppo di imprenditori bresciani per finanziare progetti di rigenerazione ambientale
CfER, la  criptovaluta per progetti di rigenerazione ambientale
CfER, la criptovaluta per progetti di rigenerazione ambientale
AA

La scelta della piattaforma blockchain Algorand, a bassissimo consumo di energia, non è casuale. La nuova criptovaluta CfER (acronimo di Coin for Enviromental Regeneration), lanciata da un gruppo di imprenditori bresciani e trentini, non ha solo lo scopo di finanziare progetti di rigenerazione ambientale, è per sua natura iniziativa sostenibile.

Una piccola rivoluzione: creare la prima criptovaluta senza fini speculativi e con l’obiettivo di recuperare aree ed ecosistemi danneggiati da materiali e sostanze inquinanti.

A lanciare l’idea sono cinque «impavidi» imprenditori - Diego Albertini, Pietro Francesco Noci, Paride Gregorini, Marco Bogarelli, Lavinia Albertini e Ludovico Seppi - che hanno creato Free Seas srl (sede legale a Trento), realtà che si può fregiare del titolo «società benefit», che integra quindi nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi del profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera.

Il primo «token» CfER, dovrebbe vedere la luce il prossimo febbraio. E con il ricavato della sua vendita avvierà il finanziamento di progetti ambientali sul territorio.
«L’obiettivo a lungo termine è creare un mercato italiano del credito per la rigenerazione ambientale - spiega l’ingegnere camuno, Paride Gregorini -, in cui i token, che attestano la rigenerazione avvenuta, vengono accettati come credito fiscale per imprese e privati virtuosi, in quanto concreto investimento a beneficio della collettività».

 

L’ambiente in cui si sviluppa il modello è quello della blockchain, tecnologia «di registro su rete» capace di collegare blocchi di dati (blocks) in concatenazione (chain) per mezzo di crittografia avanzata: ogni trascrizione approvata diventa parte costituente di un blocco che viene registrato per validazione della rete stessa, risultando quindi immutabile.

Free Seas intende emettere un massimo di 13 miliardi di token. «Il ricavato andrà a finanziare progetti di rigenerazione ambientale. E non ne verranno emessi di nuovi - spiega Gregorini -. I token CfER potranno essere acquistati con valuta corrente o con criptovaluta». 

Il rilascio e il collocamento dei token - ci spiega- avverrà in due momenti: una prima fase di pre-collocamento in cui sono assegnati i token, prima della loro offerta al mercato, a investitori selezionati (con uno sconto del 10%), seguita da una seconda assegnazione ordinaria in cui i token saranno offerti al mercato sia professionale che retail. Con questo schema: il 65% al mercato, il 15% ai miner, il 20% a Free Seas.

L'iniziativa è inclusiva e prevede una totale apertura al territorio «Intendiamo agire in collaborazione con gli attori presenti sul territorio, Stato, Regioni, Province e Comuni, imprese, cittadini e associazioni», precisa l’imprenditore. «Vogliamo democratizzare la partecipazione, aprendo a tutti la possibilità di sostenere iniziative ambientali».

Per ogni progetto meritevole verrà sviluppata una prima fase di «analisi di impatto» della situazione ambientale; verrà quantificato il costo annuale che la situazione degenerativa crea alla società. A questo punto Free Seas progetterà l'intervento di rigenerazione e definirà la quantità di CfER che devono essere rilasciati e collocati sul mercato per coprire i costi dell’operazione. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato