Ori Martin, sui conti del 2021 pesano i rincari di materie prime ed elettricità

«Il bilancio 2021 risente in modo significativo dell’improvviso e repentino rialzo del costo delle materie prime, che ne ha compromesso la marginalità». Di fronte a un fenomeno di tale portata, anche un «campione» della redditività come Ori Martin è stato costretto a cedere (temporaneamente) il passo.
«Il gruppo - spiegano dalla sede di via Canovetti - opera sul mercato attraverso contratti trimestrali o semestrali, quindi, al contrario di altre tipologie produttive di acciaio, non riesce a colmare in tempi stretti il gap tra costi e prezzi». Non solo. «Marginalità e cassa - non nascondo dal quartier generale - hanno inoltre scontato, a partire dall’ultimo trimestre dell’anno, l’incremento dei costi energetici». Ori Martin, comunque, gode di una posizione finanziaria netta di 115,4 milioni e di un patrimonio netto di 538,7 milioni che gli consentono di ammortizzare anche queste variabili (impazzite) del mercato. Per di più «nel primo semestre 2022 - puntualizzano dalla società - il gruppo ha incrementato il fatturato e ha fatto registrare una ripresa della redditività. Da luglio, tuttavia, tutte le aziende hanno iniziato a scontare l’ulteriore forte incremento dei costi energetici e la dinamica inflazionistica, in particolare sui prezzi delle materie prime, che ha creato una diffusa incertezza nei clienti nazionali e internazionali, in più aggravata dal procrastinarsi della guerra in Ucraina».
Il quadro
Ori Martin ha chiuso il 2021 migliorando addirittura i volumi del periodo pre-pandemico. Il monte ricavi è di 591,1 milioni e ha segnato una crescita del 28,47% sul 2020 (allora le vendite ammontavano a 460 milioni) e dell’1,38% sul 2019 (538 milioni di euro). Inoltre, sempre lo scorso anno, il gruppo siderurgico bresciano (produzione di acciai di qualità per la meccanica e le costruzioni) ha riportato un Ebitda (Margine operativo lordo) di 39,04 milioni, che vale il 6,6% del fatturato. Valore che se messo a confronto con quello del 2020 e del 2019 fa emergere il calo di redditività palesato da Ori Martin all’inizio. Per capirci meglio: l’Ebitda del 2019 - pari a 78,76 milioni - corrispondeva al 13,5%, mentre quello del 2020 - pari a 45 milioni - al 9,8% del monte vendite.
Nel 2021, la significativa riduzione della marginalità ha portato Ori Martin a registrare una perdita di 7,95 milioni, dopo aver effettuato ammortamenti e accantonamenti per 55,9 milioni, di cui 24,5 milioni per effetto della rivalutazione di alcuni beni.
Gli interventi
Va, tuttavia, evidenziato che il gruppo cittadino ha registrato un flusso di cassa (cash flow) di 38 milioni e ha sostenuto investimenti per circa 22 milioni di euro. «Relativamente alla capogruppo - non nascondono da Ori Martin - i principali interventi hanno riguardato i carriponte dell’acciaieria, l’adeguamento della sottostazione elettrica, il raddoppio dell’impianto di degasaggio per ottimizzare la capacità produttiva nello stabilimento di Ospitaletto, la nuova linea bordioni e interventi vari di attrezzature per la qualità». A partire dal prossimo anno, infine, diventerà operativo il nuovo sistema gestionale Sap, soggetto a un’importante implementazione.
Per quanto riguarda la gestione societaria, da gennaio la controllata Ori Martin Ospitaletto (ex Ferrosider) è stata incorporata nella capogruppo. Il Consiglio di amministrazione, per il triennio 2022-24, sarà ancora presieduto da Uggero De Miranda, che avrà al suo fianco, nella veste di vicepresidente Giovanni Marinoni Martin, in quella di Consigliere delegato, Andrea Agnelli e i consiglieri Giovanni Comboni, Roberto De Miranda, Alessandro De Miranda, Carlo Garavaglia, Enrico Ovaleo Pandolfo e Guido Rivolta.
@Economia & Lavoro
Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
