Immaginiamo che, un giorno, tutte le lavoratrici e i lavoratori stranieri all’improvviso scompaiono e nessuno si presenta al posto di lavoro. Una finzione proposta qualche anno fa, nel film di Francesco Patierno «Cose dell’altro mondo». Nel Bresciano scomparirebbero qualcosa come 64 mila lavoratori (regolari) e quasi 14 mila imprese.
Scompaiono colf, babysitter, muratori, braccianti, operai, infermieri, cuochi, commercianti e imprenditori. Tremano le casse dell’Inps. Le nostre città e le nostre vite sono in tilt. Nel Paese dei porti chiusi e del «prima gli italiani», la «fuga» degli immigrati avrebbe ricadute catastrofiche per interi settori della nostra economia. Parliamo per lo più di mansioni prevalentemente non qualificate, è vero, ma fondamentali: addetti alle pulizie, lavoratori edili, braccianti agricoli, addetti alle attività di alloggio e ristorazione e di una parte rilevante del lavoro operaio, come, ad esempio, nel caso delle fonderie.



