Economia

«Ministro Fornero, umiliata la mia azienda»

L'appello di un imprenditore bresciano costretto a risarcire una ex dipendente con 100mila euro.

Chiede di omettere il suo nome e quello della sua azienda, ma senza alcun riserbo ci consegna la lettera che ha recentemente inviato al ministro del Welfare, Elsa Fornero, per raccontarle «l'umiliazione» subita in seguito all'applicazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

La storia di questo imprenditore bresciano ha inizio nel febbraio del 2008 con l'assunzione di un'impiegata a tempo determinato. «Dopo circa dieci mesi di lavoro e a due anni dalla scadenza del contratto - racconta - ci rendiamo conto che molte cose non vanno, a partire dai suoi comportamenti, a dir poco maleducati, nei confronti della proprietà e dei colleghi. In particolare modo verso gli operai extracomunitari». L'impiegata, secondo la testimonianza del suo ex titolare, ha anche abusato dei telefoni aziendali per usi privati e, non da ultimo, nel corso della sua permanenza «ha portato avanti diverse azioni al solo fine di danneggiare la nostra società pur continuando a venire ogni giorno al lavoro».

L'imprenditore porta ad esempio il fatto che un giorno la donna «al rientro da una fittizia malattia durata alcune settimane, non ha accolto molto bene la variazione del suo orario di lavoro prevista dall'azienda e, di conseguenza, non potendo uscire all'ora a lei congegnale, ha telefonato a carabinieri e polizia denunciando un (il suo) sequestro di persona. Poco dopo - aggiunge - ci siamo trovati in fabbrica le forze dell'ordine con i mitra spianati pensando stesse accadendo chissaché».

L'aria in azienda si fa così inevitabilmente sempre più tesa «e ogni giorno - non nasconde l'imprenditore - c'era un motivo valido per formularle una lettera di richiamo. Finché non è giunto il momento di licenziarla». Il licenziamento viene però impugnato dall'ormai ex dipendente che poi porta la società della Bassa davanti al giudice. «La sentenza di primo grado - conclude l'uomo - pubblicata nel settembre 2011 è per noi devastante: non una delle azioni compiute dalla ex dipendente è valida quale giusta causa per il licenziamento e per questo motivo il Tribunale decide che la dipendente deve essere reintegrata e le devono essere rimborsate le mensilità dalla data del licenziamento sino ad oggi».

Fatti i debiti conti stiamo parlando di un risarcimento di quasi 100mila euro «e per soli dieci mesi di lavoro farciti di nefandezze che bisogna vivere per comprenderle appieno» reclama il nostro uomo. «È per questo motivo, signora ministro, che le dico: l'articolo 18, finché uno non lo vive non può capire cosa significa. Per me è stata solo un'umiliazione». e. bis.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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