Manifattura bresciana, l’export ha perso 540 milioni nel 2024
Nei primi sei mesi del 2024 Brescia ha perso qualcosa come 540 milioni di valore delle proprie esportazioni, pari al 4,9%. Di questi, ben 528 milioni verso i paesi dell’Unione Europea e 324 milioni verso la sola Germania (-14,8%), principale partner delle aziende bresciane. L’elaborazione dei dati Istat arriva dagli uffici studi di Confindustria Brescia e Confapi Brescia. Il calo tendenziale dell’export bresciano prosegue inesorabilmente da cinque trimestri consecutivi e nel II trimestre 2024 ha registrato una contrazione dell’1,2% (sull’analogo periodo del 2023).
Tre fattori
Il dato è in controtendenza rispetto a quello registrato a livello regionale (che nel trimestre mostra una crescita dello 0,1%) e nazionale (che fa +0,5%). E mostra come la nostra manifattura stia soffrendo, più di tutti in Italia, dell’effetto combinato di tre nodi: la grande frenata dell’economia tedesca; la crisi dell’automotive, settore impegnato in una complessa transizione all’elettrico; la guerra russo-ucraina (in quest’area si trovavano i principali fornitori di materie prime della nostra industria metallurgica).
L’analisi

«Scontiamo l’elevata esposizione verso la Germania, ma movimenti delle vendite all’estero risentono inoltre delle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime utilizzate nei processi produttivi - commenta Mario Gnutti, vice presidente di Confindustria Brescia con delega all’Internazionalizzazione -. Sia in prospettiva trimestrale, sia con riferimento ai primi sei mesi dell’anno, i prezzi delle commodity industriali scambiate sui mercati internazionali si sono mossi “in ordine sparso”: ai rincari di alluminio e rame, si contrappongono le flessioni del nichel e del rottame ferroso. In generale le aziende bresciane hanno negli ultimi anni alzato la qualità delle loro esportazioni. Serve perciò guardare a mercati fuori dall’Unione Europea, come Stati Uniti e Asia, pur con tutte le attenzioni del caso su entrambi i versanti, e quindi anche sul lato americano, dove a settembre abbiamo registrato una prima frenata. Una situazione che andrà monitorata nelle prossime settimane, alla luce delle imminenti elezioni e della situazione dei tassi».

Anche il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua suggerisce, in prospettiva, «la necessità per le nostre imprese di rivolgersi a mercati emergenti, in particolare l’India e l’Africa. Come Associazione stiamo anche valutando missioni specifiche a questo proposito».
E ancora: «I dati che arrivano dall'automotive confermano l'urgente necessità di riflettere sulle scadenze del 2035, una questione non più solo normativa, ma di mercato a questo punto, dal momento che le automobili elettriche, se non supportate da corposi incentivi, in questo momento non hanno appeal tra i consumatori».
Mentre sul 5.0, «c'è un'opportunità importante per i produttori di impianti, anche se la finestra temporale è molto stretta e non mancano criticità». Infine, il piano Draghi: «Un piano coraggioso, fatto di sane politiche di investimento e integrazione a livello comunitario, che porterebbe l'intera Unione Europea a fare un salto di qualità e a diventare più competitiva nel contesto globale».
Per quanto riguarda le importazioni, nel periodo aprile-giugno sono state pari a 3,2 miliardi (-1,1% tendenziale), mentre nell’intero 1° semestre hanno raggiunto la cifra di 6,1 miliardi (in contrazione del 4,5% sul 2023). Per un saldo commerciale di 4,2 miliardi (250 milioni sul 2023).
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