Loggia, sindacati e commercialisti: «Perché Bankitalia deve restare»

La notizia della chiusura della storica filiale della Banca d’Italia di corso Martiri della Libertà ha fatto trasalire il «sistema Brescia». Dalla politica al mondo economico, passando per gli ordini professionali, le associazioni di categoria e le parti sociali, il nostro territorio si è subito messo in moto per lanciare un appello forte e chiaro a Palazzo Koch: torni sui suoi passi. Insomma, lo stupore per questa scelta bollata come «inadeguata» e «sconcertante» è unanime.
Per questo la Leonessa sceglie di alzare la voce e di farsi valere, disponendo sul tavolo tutte le carte (e le ragioni) per mantenere il presidio territoriale di Bankitalia nella nostra provincia, un punto di riferimento per l’intera Lombardia Orientale. Ma anche una provincia che rappresenta e produce un Pil di 46,5 miliardi di euro all’anno, collocandosi al quinto posto in Italia.

Ordine dei commercialisti
La decisione di chiudere il presidio bresciano della Banca d’Italia è stata una doccia fredda anche per l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Brescia. Che, attraverso una nota, spiega: «Abbiamo appreso, con stupore e preoccupazione, la decisione. Come già segnalato da alcune delle istituzioni pubbliche e private, a vario titolo chiamate a operare nella rappresentanza del tessuto economico-sociale bresciano, ci uniamo nell’esprimere una forte contrarietà» verso una scelta «che non poggia secondo noi su presupposti logici».
Le ragioni, secondo l’Ordine, sono almeno quattro: il contesto è quello «di una presunta razionalizzazione, che tuttavia si traduce nella riduzione delle filiali da 38 a 36, chiudendo solo quelle di Brescia e Livorno».
Di più: «Non tiene conto del peso economico della Lombardia, che vede ridursi le filiali da tre a due, a fronte del Veneto, nel quale vengono tuttora mantenute le tre esistenti».
Inoltre «non tiene conto del peso specifico dell’economia bresciana, i cui numeri non possono che essere ben noti a Banca d’Italia», come pure «non si tiene conto di un’esigenza di copertura territoriale, mantenendo in vita le filiali di Milano, giustamente, e di Bergamo, entrambe afferenti alla parte centro-occidentale della Lombardia. Da sempre invece Brescia rappresenta un riferimento per la zona est». Infine - conclude la nota - la scelta «parrebbe fondata su aspetti logistici legati alla gestione del denaro contante, funzione che progressivamente si è ridotta e sempre più lo sarà nel prossimo futuro».
La sentenza è netta: «La filiale di Banca d’Italia rappresenta un presidio dell’ente preposto a regolare il sistema creditizio nelle sue diversificate funzioni che ora svolge nel sistema economico. La dislocazione delle filiali non può prescindere quindi dal peso economico territoriale. Per questo chiediamo con forza che Palazzo Koch soprassieda dall’attuazione della decisione, forse troppo frettolosamente assunta, avviando un confronto con le istituzioni e per il quale siamo pronti e disponibili».
I sindacati

A chiedere di rivedere la decisione sono anche i rappresentanti delle sigle sindacali bresciane. «Ci domandiamo il perché della decisione di chiudere la filiale di Brescia, considerata la rilevanza delle operazioni finanziarie nel nostro territorio» sottolinea Sonia Scalvenzi, segretaria generale Fisac Cgil per conto della Camera del Lavoro. Che, in un comunicato stampa, ricorda: «Brescia e provincia hanno una connotazione produttiva variegata. Una buona struttura industriale, un polo attrattivo turistico sul lago di Garda e presidi ospedalieri di eccellenza muovono ingenti capitali. La sede storica sita a Brescia è sempre stata indispensabile e di qualità anche come presidio di vigilanza sulla legalità. Conosciamo bene il volume dei reati finanziari che impattano nella nostra provincia e il tasso di evasione ed elusione fiscale.
Chiudere questo centro di monitoraggio è una decisione che non ha una visione lungimirante e apre a potenziali situazioni di maggior rischio di fenomeni illegali: facciamo appello, insieme alla Camera del Lavoro di Brescia, affinché Bankitalia riveda questa decisione».
E un appello arriva anche dal segretario della Uil, Mario Bailo: «È una scelta incomprensibile. Lo scorso anno, peraltro, Brescia è stata Capitale italiana della Cultura insieme a Bergamo e ha mostrato il suo potenziale: con la sua storia, la città ha dimostrato di essere un modello per il Paese sia dal punto di vista dell’innovazione sia per quel che rappresenta la data del 28 maggio. Il nostro auspicio è che il sistema Brescia, insieme ai politici locali, si attivi affinché Banca d’Italia cambi la sua posizione».
Tranchant pure la posizione della Cisl: «Crediamo che la scelta non sia corretta, avere una filiale in città è fondamentale anche per una funzione di vigilanza - rimarca Mariarosa Loda in una dichiarazione congiunta con Alberto Pluda (Cisl) -. È importante pensare che il sistema Brescia si debba muovere un po’ di più per tutelare il territorio e per fare in modo che realtà come queste non vengano smantellate: tutti gli attori in campo devono fare sistema».
Il Comune di Brescia
Stavolta ad unirsi è anche la politica. Che, nel capoluogo, decide di fare (letteralmente) «fronte comune» per scongiurare la chiusura della storica filiale di Brescia della Banca d’Italia. L’obiettivo è sì alzare la voce e salire sugli scudi, ma soprattutto raggiungere l’obiettivo: mantenere il presidio. Non ribaltare il tavolo e basta, insomma, ma tenere alta l’attenzione ed esercitare pressing politico nel nome della nostra città, così da fare tornare sui propri passi i vertici di Palazzo Koch.
Come? Il primo passo è arrivato in modo congiunto dal presidente della Provincia, Emanuele Moraschini, e dalla sindaca del capoluogo, Laura Castelletti che hanno già invocato un incontro con il governatore. Il secondo, arriverà - tempi permettendo - dal Consiglio comunale di Palazzo Loggia. All’indomani dalla notizia e metabolizzato lo sconcerto, infatti, a chiedere che il tema entri direttamente in Aula il 25 ottobre sono stati sia i rappresentanti dell’opposizione di centrodestra sia quelli della maggioranza di centrosinistra.

«Credo che il Consiglio comunale, organo rappresentativo della città, debba farsi sentire con una mozione congiunta e condivisa da tutte le forze politiche per dare la giusta rappresentanza alla sensibilità diffusa delle categorie economiche e un chiaro mandato al sindaco di Brescia per intercedere a livello nazionale affinché venga modificata questa unilaterale decisione» spiega Fabio Rolfi.
A cui si aggiungono le parole del capogruppo dem Roberto Omodei: «La prospettata chiusura della filiale cittadina rappresenta un grave impoverimento non solo per la città, ma per tutta la Lombardia Orientale. Bene ha fatto la sindaca, insieme al presidente della Provincia, a prendere una posizione netta: a rinforzo e sostegno di una azione unitaria, il Consiglio comunale potrà lavorare su un proprio testo». E, infatti, oggi il presidente dell’Aula, Roberto Rossini, sentirà i capigruppo: «Ci metteremo subito al lavoro così da affrontare il tema durante la riunione del 18. Se ci saranno, come pare, le condizioni inseriremo il tema all’ordine del giorno e la mozione condivisa sarà discussa il 25».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Economia & Lavoro
Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.
