Licenziati via WhatsApp: «Prima la foto, poi la raccomandata»

La perdita improvvisa del lavoro è di per sé un duro colpo da incassare. Se poi il modo con cui questa risoluzione del rapporto tra un’impresa e i suoi dipendenti lesina di trasparenza e buon senso, in particolare dal punto di vista comunicativo, tra le due parti si genera una frattura difficile da sanare. «Li hanno licenziati con un messaggio via WhatsApp, senza guardarli negli occhi e calpestando la loro dignità» accusa Andrea Cassago della Uiltec di Brescia, puntando il dito contro Vetrerie Maccarinelli.
L’azienda di Travagliato ha annunciato inaspettatamente la cessazione della propria attività, rivelando questa scelta a ognuno dei suoi sette collaboratori con una comunicazione in chat. «Un messaggio sul telefono e 25 anni di vita professionale cancellati in un istante – rincara la dose Cassago – una modalità gravissima e inaccettabile. Per questo motivo chiediamo chiarezza su quanto accaduto e sulle reali motivazioni di questa drastica decisione». Istanza che abbiamo avanzato anche noi alla società, per il momento senza ricevere alcuna risposta.
Il punto
«Fino al giorno precedente – racconta il sindacalista –, nulla lasciava presagire un epilogo simile». Martedì scorso, in effetti, all’interno del sito di Travagliato hanno lavorato per tutta la giornata e qualcuno, addirittura, si è fermato in azienda oltre l’orario ordinario. «Il giorno seguente, tuttavia, sono scattate le ferie forzate per tutti – continua Cassago – motivate dalla proprietà con un generico “calo produttivo”. In realtà, era solo l’inizio della fine». Il giorno stesso, invero, i sette dipendenti di Vetrerie Maccarinelli hanno ricevuto sul loro telefono un’inattesa immagine via WhatsApp: «Era la fotografia della lettera di licenziamento, che ventiquattro ore dopo è stata loro recapitata per raccomandata», puntualizza il rappresentante della Uiltec di Brescia.
L’azienda
Fondata nel 1991 da Renato Maccarinelli, oggi l’omonima vetreria fa capo alla figlia Francesca che detiene il 100% del capitale. In 35 anni di storia alle spalle, la realtà di Travagliato ha intrapreso un percorso di sviluppo contrassegnato dalla costruzione di una nuova sede, dall’accredito di importanti certificazioni e da necessari investimenti. L’ultimo bilancio disponibile chiude con un giro d’affari di 2,1 milioni euro, in calo di circa 20 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
«Nonostante le difficoltà che contraddistinguono l’attuale fase congiunturale – riconosce Cassago – la titolare si è sempre mostrata propositiva e con una visione di prospettiva. Se ci avesse detto, al contrario, che la situazione era irreversibilmente negativa magari avremmo potuto aiutarla. Di sicuro, se ci fossimo seduti a un tavolo tutti insieme, lo shock ricevuto in seguito alla sua decisione sarebbe stato più giustificabile».
Il quadro

Oltre a un calo dei ricavi, i conti 2024 di Vetrerie Maccarinelli non presentano gravi pendenze finanziarie. «Gli stipendi sono stati sempre pagati», riconosce il sindacalista. Dal punto di vista giuridico, inoltre, sulla Srl bresciana non risultano ancora variazioni rilevanti. Vanno comunque registrati passaggi di quote effettuati a fine luglio e lo scorso novembre, con cui Renato Maccarinelli e la moglie Mariateresa Faroni hanno ceduto le loro quote nella vetreria alla figlia Francesca.
«Ci avevano detto che quelle operazioni corrispondevano a un inevitabile passaggio generazionale dell’azienda, che confermava il loro progetto di proseguire l’attività», riferisce Cassago. «Oggi i sette dipendenti di Vetreria Maccarinelli fruiscono del sostegno della Naspi – chiude –: siamo pronti a fornirgli tutta la tutela legale, valutando le eventuali azioni necessarie per proteggere anche le loro famiglie. Il lavoro non è una “variabile da spegnere con un clic”: dietro ogni licenziamento ci sono famiglie e vite intere dedicate all’impresa che non possono essere cancellate nell’indifferenza» o con un sms.
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