Licenziamento via WhatsApp, «capire cosa si intende per “forma scritta”»

Il caso dei licenziamenti via WhatsApp che ha colpito i lavoratori della vetreria Maccarinelli a Travagliato è l’ultimo episodio di una questione che ha già dei precedenti in Italia. Al di là dell’aspetto etico, in molti si chiedono se sia legalmente possibile licenziare un dipendente con un semplice messaggio su WhatsApp. Ne abbiamo parlato con la professoressa Cristina Alessi, docente ordinaria di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Brescia.
Professoressa, proviamo subito a chiarire la questione. Si può licenziare un dipendente in questo modo?
La questione è un po’ complicata. Bisogna capire che cosa si intende per forma scritta del licenziamento. La legge prevede che il licenziamento debba essere intimato in forma scritta e che nello stesso documento debbano essere indicate anche le motivazioni: normalmente, però, si richiede anche una prova della consegna al destinatario. Quindi, in astratto, un licenziamento tramite WhatsApp può avvenire. Tuttavia, si deve comunque verificare che la comunicazione sia stata effettivamente ricevuta dal soggetto a cui è stata inviata e che soprattutto contenga tutti i requisiti richiesti dalla legge, in primo luogo la motivazione. Il fulcro del discorso è capire se si può considerare WhatsApp equivalente della forma scritta. E soprattutto se la ricevuta di consegna del messaggio può essere considerata come effettiva conoscenza da parte del destinatario del contenuto della comunicazione.
Insomma, dobbiamo capire se bastano le spunte blu...
Non so se la semplice spunta può essere considerata, come dire, prevalente della consegna della raccomandata o della firma del dipendente. Perché io posso anche consegnare a mano il licenziamento al dipendente, ma poi devo dimostrate che l’ha effettivamente ricevuto. La giurisprudenza da sempre chiede che il dipendente debba essere messo nelle condizioni di conoscere il contenuto.
Quindi bisogna capire che tipo di comunicazione è quella che avviene su WhatsApp?
Il licenziamento può essere considerato valido, ma solo se si ritiene che, appunto, questa forma sia equivalente alla forma scritta. E se ci sono tutti gli elementi, compresa la motivazione che deve essere, secondo la giurisprudenza, tale da consentire al lavoratore poi di potersi difendere.
Se questo non dovesse avvenire cosa potrebbe succedere?
Se il giudice ritenesse che non c'è la forma scritta, perché non sono rispettate queste esigenze, potrebbe ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro, quindi la sanzione più grave per il datore. Sarebbe come se il licenziamento fosse stato intimato oralmente.
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