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L'INCHIESTA SUL LAVORO

La voragine formativa: a Brescia meno diplomati e laureati che in Lombardia

Elio Montanari

Economia
22 giu 2022, 06:00
Laurea (immagine simbolica)  - © www.giornaledibrescia.it

Laurea (immagine simbolica) - © www.giornaledibrescia.it

Un «gap» formativo di 6,3 punti percentuali rispetto alla media regionale. Un po’ a sorpresa, i dati Istat del 2020, sul grado di istruzione nella nostra provincia mostrano la voragine di diplomati e laureati nel raffronto col resto della Lombardia. Un dato su tutti: nel Bresciano il 53,6% della popolazione con più di nove anni ha conseguito al più la licenza media a fronte del 47,3% medio della popolazione lombarda. Tre punti percentuali in meno per i diplomati e specializzati e lauree triennali, il 41,1% in Lombardia a fronte del 38,1% in provincia di Brescia, e 3,3 punti percentuali in meno per laureati e dottorati: l’11,6% contro l’8,3% della provincia.

Il ritardo bresciano

Il «gap» cresce al crescere del grado di istruzione per cui, ad esempio, considerando i dottori in ricerca, abbiamo solo lo 0,25% della popolazione a Brescia a fronte dello 0,42% in Lombardia. Il ritardo nel grado di istruzione nel bresciano non è un dato nuovo. Per decenni il tema è stato trattato con una certa sufficienza, anteponendo il «saper fare», costruito nella esperienza lavorativa al «sapere». Il pezzo di carta, cui viene attributo scarso valore, a fronte della capacità e delle competenze dei nostri imprenditori, artigiani e operai specializzati.

Oggi, in un mondo del lavoro che richiede competenze sempre più elevate, il livello di istruzione è spesso uno degli aspetti che più contribuisce a determinare la stabilità economica delle persone e, quindi, anche la resilienza dell'intero tessuto sociale di fronte a possibili crisi.

Pochi laureati

La tendenza era già emersa chiaramente dopo la recessione del 2008. Le analisi Ocse mostravano chiaramente come - pur in un incremento generalizzato dei tassi di disoccupazione - fossero soprattutto le persone meno scolarizzate a soffrirne di più le conseguenze. La stessa tendenza si registra oggi, nello scenario successivo alla pandemia. E qui c'è un dato su cui vale la pena di riflettere.

Considerando la popolazione residente dai 25 ai 49 anni, il blocco centrale del mercato del lavoro, nel 2020, coloro che hanno conseguito una laurea o un dottorato nella media nazionale sono il 18,2%, in Lombardia il 19,7%, in provincia di Milano il 26,7%, mentre nel Bresciano si fermano il 14,3%. Un dato che deve fare riflettere. Sempre considerando la popolazione con dai 25 ai 49 anni, nel Bresciano il 31,4% ha conseguito al più la licenza media, a fronte del 25,2% della media regionale e del 20,3% della provincia milanese.

Il nodo scolarizzazione

Tra 2019 e 2020 in Italia, in seguito all'emergenza determinata dalla pandemia, il tasso di occupazione è calato per tutti, specialmente per i più giovani. Tuttavia, se tra i 30-34enni con titoli di studio più elevati il calo è stato di pochi decimi, tra i coetanei con al massimo la licenza media la quota è diminuita di oltre 3 punti scendendo dal 56% al 52,5%. Si tratta di una tendenza significativa se si considera che anche prima della pandemia il tasso di occupazione era già più basso tra le persone con minore scolarizzazione. Con la pandemia questa dinamica si è rafforzata.

Tra i giovani di 30-34 anni con un titolo terziario (laurea o simili) il tasso di occupazione passa dal 78,9% del 2019 al 78,3% del 2020, una flessione di 0,6 punti. Tra chi ha un titolo secondario superiore, come il diploma, varia dal 69,5% al 68,2% (-1,3 punti) mentre per coloro che hanno come grado di istruzione la licenza media il calo è stato pari a 3,5 punti percentuali. A distanza di 12 anni, il calo dell'occupazione è stato di oltre 10 punti sia per chi ha al massimo la licenza media (-12,6) che il diploma (-10,7). Questi ultimi, nel 2020, sono occupati nel 68,2% dei casi, contro il 78,3% dei laureati. In altri termini: 10,1 i punti di svantaggio nel tasso di occupazione dei giovani diplomati rispetto ai laureati.

L'educazione è una dotazione fondamentale del territorio. Per questa ragione è necessario che il livello degli apprendimenti conseguiti a scuola aumenti, recuperando il gap che si è sedimentato nei decenni. Analizzando il grado di istruzione nei comuni bresciani emerge una geografia del «sapere» che sembra copiare l’economia della ricchezza.

I territori

Nel comune di Brescia la quota di laureati sul totale delle popolazione con oltre 9 anni, è nell'ordine del 15,6%, quasi il doppio rispetto all'8,3% che si definisce nella media provinciale. Con valori elevati, oltre il 12%, troviamo Gardone Riviera (14,1%), Padenghe (14%), Collebeato (13,9%), Desenzano (13,7%), Salò (13,4%), Soiano (13%), Cellatica (12,4%), San Felice del Benaco (12,3%).

Un altro mondo rispetto ai centri montani che segnano livelli assai bassi di grado di istruzione, con solo il 2,1% di laureati a Capovalle, e percentuali sotto il 3%, Monno, Mura, Magasa e Pezzaze. Saper fare non basta più. C'è bisogno di più sapere. Pena il rischio che i divari territoriali ed economici esistenti si cristallizzino, con solo alcune aree in grado di crescere e fare fronte alle fasi di crisi.

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