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L'ANALISI

La metalmeccanica bresciana mette il turbo


Economia
10 giu 2021, 06:00
La meccanica (immagine simbolica)  © www.giornaledibrescia.it

La meccanica (immagine simbolica) © www.giornaledibrescia.it

Riparte il metalmeccanico bresciano, ma i rincari dei prezzi delle materie prime industriali frenano gli entusiasmi.

È una situazione di fiducia ma non esente da qualche mal di pancia quella descritta dalla consueta indagine trimestrale del Centro Studi di Confindustria Brescia.

Il report mostra come nel I trimestre 2021 i settori metalmeccanici bresciani abbiano segnato per la prima volta variazioni positive rispetto allo stesso trimestre del 2020 (tendenziali): il comparto della meccanica registra una crescita tendenziale dell’attività del +2,2% (dopo il -15,3% del IV trimestre 2020) e quello della metallurgia cresce addirittura del +14,5%, contro il -5,8% nel periodo precedente. Anche la dinamica rispetto al trimestre precedente (congiunturale) segnala un ulteriore aumento della produzione: +3,8% per la meccanica e +9,4% per la metallurgia.

Una crescita che tuttavia si scontra con i timori legati ai rincari delle materie prime, come evidenziato dalla stessa presidente del settore meccanica di Confindustria Brescia, Gabriella Pasotti.

«La crescita riscontrata nei valori della produzione e negli ordini all’interno della meccanica sta spingendo l’indice Pmi manifatturiero, aspetto che induce gli imprenditori a essere ottimisti sulle evoluzioni del comparto nonostante le problematiche legate al rincaro materie prime e la crisi sanitaria», dice sottolineando la centralità dell’efficacia della campagna vaccinale.

Sul nodo spinoso relativo ai prezzi delle materie prime indugia anche Giovanni Marinoni Martin, alla guida del settore siderurgia, metallurgia e mineraria. «Il boom dei prezzi, ai massimi di sempre, sta trascinando la ripresa della domanda dei semilavorati. Ripresa che è più dominata da una speculazione commerciale delle materie prime, che da un vero incremento del mercato a valle. Ora il rimbalzo del valore aggiunto è più per i produttori di acciai comuni da costruzione o di laminati piani, con quotazioni più veloci a reagire» spiega snocciolando alcuni dati: l’indice Lmex, che racchiude in un solo valore i principali metalli scambiati alla borsa di Londra (alluminio, nichel, piombo, rame, stagno e zinco) è ai massimi storici, con un incremento dell’88% dai minimi del 2020 e del 24% da inizio 2021.

Il minerale di ferro, per alto forno, è ai massimi storici, con rialzi del 156% dai minimi del 2020 e del 32% nei 5 mesi del 2021. Andamento analogo per il rottame ferroso, ai livelli più elevati dal 2008, +113% sui minimi 2020 e +7% da inizio 2021.

Tornando alla produzione meccanica, posto uguale a 100 il livello di attività associato alla «normalità pre-Covid», quello registrato è stato pari a 92 a gennaio; 94 a febbraio; 102 a marzo. Per aprile è previsto un livello di attività a 98. Gli intervistati hanno dichiarato, per il periodo gennaio-marzo 2021, un aumento del fatturato del 12% e delle ore lavorate del 7% sui primi 3 mesi 2020.

Nella metallurgia, posto uguale a 100 il livello di attività pre-Covid, quello effettivamente registrato è stato pari a 97; 103; 108. Per aprile è previsto un livello di attività di 105, con crescita percentuale dichiarata dei ricavi del 25% e delle ore lavorate del 15% sui primi 3 mesi 2020. 

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