La bresciana Thimus finisce in una serie tv su Netflix

Chi se lo immaginava di incrociare (metaforicamente parlando) lo sguardo di un concittadino bresciano tra i mille volti che quotidianamente popolano le programmazioni di Netflix? E invece, eccolo lì, nella quarta puntata della docu-serie dal titolo «You are what you eat», il «nostro» Mario Ubiali.
Fondatore e Ceo di Thimus, che da anni applica le neuroscienze alla misurazione e al monitoraggio del «gradimento» che una determinata cosa o situazione genera nelle persone, nella serie ha un cammeo di una novantina di secondi, ma la sua apparizione la dice lunga sulla strada che la società ha percorso dal 2016 ad oggi.
Dopo aver deciso, qualche anno fa, di specializzarsi nel settore del Food&Beverage, gli neuroscienziati di Thimus si sono dedicati ad approfondire le motivazioni che guidano i meccanismi di scelta degli esseri umani nei confronti di ciò che ingeriscono, tema particolarmente strategico sia sul fronte politico che culturale ed epigenetico.
L'aggancio con Netflix
Ed è stata proprio questa scelta, unica nel suo genere, a condurre Ubiali alla partecipazione alla serie Netflix, tra le top 5 in Italia e con oltre 14 milioni di spettatori negli Usa. «La cosa è nata quasi in sordina una paio d’anni fa, in California - racconta il bresciano - : stavamo lavorando ad un progetto sui vegani con l’Alt: Meet Lab ed il suo direttore, Ricardo San Martin, venne contattato dal registra Louie Psihoyos, che come noto è anche un attivista, proprio per la serie. È lui che ci ha presentati, e 6 mesi dopo eravamo a Valencia a registrare».
Prosegue Ubiali: «Da una intervista di oltre 4 ore Psihoyos ha tirato fuori poco più di un minuto e mezzo, ma l’emozione è stata grande e la messa in onda in Italia arriva in un momento per noi molto importante, per cui non possiamo che essere soddisfatti». Sì, perché dal settembre scorso Thimus, che sino ad allora si presentava essenzialmente come una società di servizi, ha dato alla luce T-Box, una piattaforma scalabile che può essere fornita in licenza alle aziende che la vogliano utilizzare per la creazione dei loro nuovi prodotti, conquistando già il colosso svizzero dei profumi e degli aromi sintetici Givaudan che ha eletto il prodotto come strumento per orientare le scelte produttive future. «Per noi è un grande cambio di pelle, che ci consentirà di crescere molto anche nei numeri», commenta Mario Ubiali, il cui obiettivo è di raddoppiare anno su anno il fatturato a partire dal 2024 (circa 1 milione di euro nel 2023, con 14 dipendenti di cui 9 in Italia) e moltiplicare le collaborazioni.
Oggi, infatti, la bresciana Thimus è già presente al Km0 Hub di Valencia e nel laboratorio Anima Project di Budapest, mentre un paio di sinergie si starebbero chiudendo anche in Italia. Ma, su quelle, per ora Ubiali non si sbottona. Non resterà che attendere ulteriori «puntate».
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