La bresciana Mak riporta a casa le produzioni dalla Cina: sarà 100% made in Italy

Reshoring, ovvero riportare in Italia le produzioni delocalizzate all’estero. Il tema racchiude in se qualcosa di romantico ed i casi per quanto attiene il sistema economico bresciano sono quasi da aneddotica. Non nel caso della Mak di Carpenedolo - azienda specializzata nella produzione di cerchi in lega per il secondo equipaggiamento e marchio di riferimento in Italia ed in Europa nel settore dell’aftermarket automobilistico.
«La scelta di produrre in Cina, attraverso terzisti di Taiwan, era nata a fine anni Novanta dalla necessità di completare la gamma dei nostri cerchi in lega per il mercato invernale - spiegano il presidente Gualtiero Cervati e l’ad Guglielmo Bertolinelli -. Oggi il business è profondamente cambiato. Mak ha deciso di investire in immagine con prodotti di design ed alta qualità totalmente made in Italy».
Fino ad una decina di anni fa Mak produceva in Cina circa 200mila cerchi in lega, questa quota si è lentamente ridotta fino ad arrivare 60/70mila ruote (poco più di 5 milioni di euro di fatturato).
«Non aveva senso "sporcare" un marchio del made in Italy con produzioni cinesi. Abbiamo deciso di riportare tutto in Italia, potenziare la nostra capacità produttiva, facendoci aiutare da un terzista italiano».

La storia
La società. Mak nasce nel 1991, conta due sedi produttive e la proprietà è suddivisa tra le famiglie Cervati, Galeazzi, Bertolinelli e Roncadori. Nello stabilimento di Gussago si trova la fonderia, luogo dove tutto prende forma attraverso l’utilizzo di alluminio primario e negli ultimi anni anche molto alluminio da riciclo, che consente una forte riduzione dell’impronta carbonica ai cerchi in lega. Da qui poi tutto si sposta nello stabilimento di Carpenedolo dove si concentrano verniciatura e rifinitura delle varie linee realizzate da Mak. «In questi anni abbiamo investito quasi 8,5 milioni nell’ottica di riportare in Italia le produzioni cinesi - spiegano Cervati e Bertolinelli -. Oltre 3,5 milioni sono serviti per ampliare ed ammodernare la fonderia di Gussago installando nuove isole automatiche. È stato raddoppiato anche lo stabilimento di Carpenedolo con un nuovo moderno impianto di verniciatura. Gli investimenti hanno consentito di aumentare la capacità produttiva di oltre il 20%».
I numeri
Nel 2023 la società ha fatturato oltre 56,3 milioni di euro, sostanzialmente stabile rispetto al 2022 con un utile di 1,7 milioni (l’utile era di 1 milione nel 2022). Il mercato interno vale circa il 40% del giro d’affari, l’estero il 60%. Il Nord Europa è in testa, ma l’Asia è in crescita con il Giappone: Paese difficile, ma che apprezza l’attenzione ai dettagli del made in Italy».
Forte l’attenzione alla transizione. «Nel mondo dell’automotive devi essere green, non ci sono alternative. L’obiettivo è riuscire a renderci energeticamente autonomi entro il 2025, grazie ad una serie di investimenti nel fotovoltaico».
Mentre sulla transizione all’elettrico la società ha predisposto velocemente gamme e misure (ruote più strette con diametri più grandi) adatti a tutte le «e-car» in commercio, intercettando subito le richieste provenienti dal Nord Europa.
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