Economia

La bresciana Gimatic si prepara allo sbarco sulla Luna

Il gruppo bresciano fornirà ai giapponesi il «polso» per una mano robotica che opererà nello spazio
Il ceo Guerino Rosso con un «pezzo» prodotto in Gimatic a Roncadelle - © www.giornaledibrescia.it
Il ceo Guerino Rosso con un «pezzo» prodotto in Gimatic a Roncadelle - © www.giornaledibrescia.it
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Ci sono movimenti, all’apparenza banali, che ripetuti milioni di volte in un giorno fanno la differenza. Soprattutto nei reparti produttivi di un’impresa a cui il mercato chiede alta precisione e massima efficienza. Ma anche nello spazio, in assenza di gravità, dove per qualsiasi operazione non è ammesso margine di errore. Tic-toc, tic-tac, toc-tic-tec: in una stanza al piano terra della Gimatic, a Roncadelle, in una sorta di «sala prove», il picchiettio coordinato di diverse mani meccaniche, che si aprono-e-chiudono o che si alzano-e-abbassano nello spazio di pochi centimetri, scandisce il tempo in modo scenografico come nell’officina di un orologiaio magico delle favole.

Il gruppo bresciano è uno dei gioielli dell’automazione made in Italy e per tutto ciò che ha a che fare con pinze robotiche, sistemi avanzati di utensili end-of-arm (cobot con mani di presa), sensori e altri componenti di automazione per i settori dell’automotive, del packaging, del food&beverage e del biomedicale. Un’attività trasversale che porterà la Gimatic a dare il suo contributo anche alla missione giapponese sulla Luna. «Siamo stati coinvolti in questo importante progetto in cui forniremo il "polso" della mano robotica che opererà in orbita», ammette il ceo Guerino Rosso. Le sperimentazioni nel sito di Roncadelle sono nella fase finale e il manager bresciano (classe 1979 e vent’anni di anzianità aziendale in Gimatic) pare ottimista sul buon esito del lavoro svolto.

Il progetto

Dal 2018, il gruppo bresciano è entrato a far parte del colosso americano Barnes (quotato a Wall Street, con un volume d’affari di oltre 1,1 miliardi, 46 stabilimenti nel mondo e 5mila dipendenti) che dedica gran parte della sua attività al segmento industriale, ma che ricopre un ruolo di rilievo anche nel comparto aerospaziale. «Passare in Barnes è stato il passaggio più grande che potessimo fare», ammette Rosso, a cui la multinazionale Usa ha affidato il mandato di guidare la Gimatic in un ambizioso percorso di sviluppo. «Siamo una realtà di nicchia, ad alta tecnologia e in grado di movimentare e manipolare più cose, dai lingotti d’oro in banca ai pulcini in un pollaio, anche se oltre il 50% della nostra attività resta legata al settore dell’automotive», spiega il ceo. Gimatic opera con case automobilistiche del calibro di Tesla e Stellantis (i sensori per lo stop-and-go dei motori Alfa Romeo e Fiat, ad esempio, portano il marchio della società di Roncadelle) e la transizione dal motore termico a quello elettrico non preoccupa Rosso: «La nostra attività è legata al trattamento di pezzi leggeri dell’auto, spesso in plastica, e di conseguenza l’arrivo dell’elettrico non comporterà gravi danni al nostro gruppo. Anzi».

La sfida e il paradosso

Nel frattempo in un’area dedicata del sito Gimatic, al primo piano dello stabilimento, in un laboratorio che richiama alla memoria «Dottor Doc» di Ritorno al futuro o dal quale ti aspetti possa spuntare da un momento all’altro anche la famosa «mano» della Famiglia Addams, una ventina di ingegneri studiano ed elaborano nuovi sistemi di automazione, sintetizzando in pinze e simil-mani nozioni di meccatronica e intelligenza artificiale. Pezzi «speciali» che sono utilizzati anche nell’ambito agroalimentare per la raccolta di frutta e ortaggi oppure nell’elettronica, ad esempio nel montaggio degli apparecchi Apple.

«In ambiti così sfidanti, tuttavia - evidenzia il bresciano - anche per noi è un problema attirare talenti. Più semplicemente: nel momento in cui acquisiamo un impianto la vera difficoltà non è trovare la fonte di finanziamento bensì chi faccia funzionare quello stesso impianto». Il gruppo Gimatic, con le controllate Mtm di Bagnolo Mella e Gimatrade di Roncadelle, conta circa duecento dipendenti e ha chiuso il 2021 con una crescita delle vendite di 23 punti percentuali, superando quota 50 milioni di euro.

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«I profili professionali ricercati - elencano dal quartier generale - sono quelli di un responsabile produzione, di un capo officina, di un operatore Cnc, di assemblatori, di magazzinieri, di addetti all’ufficio tecnico e all’ufficio acquisti, un responsabile della rete distributiva e un altro dell’Information technology oltra a un financial controller». Per chi volesse candidarsi la mail è applicant@gimatic.com. «Il nostro obiettivo nel medio periodo è quello di raddoppiare i volumi, sfiorando i 100 milioni di euro di ricavi - non nasconde Rosso -, una sfida che vogliamo far conoscere e per certi versi condividere con tutto il tessuto sociale che ci circonda». Anche così, probabilmente, Gimatic riuscirà ad attirare nuovi talenti.

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