Ci sono movimenti, all’apparenza banali, che ripetuti milioni di volte in un giorno fanno la differenza. Soprattutto nei reparti produttivi di un’impresa a cui il mercato chiede alta precisione e massima efficienza. Ma anche nello spazio, in assenza di gravità, dove per qualsiasi operazione non è ammesso margine di errore. Tic-toc, tic-tac, toc-tic-tec: in una stanza al piano terra della Gimatic, a Roncadelle, in una sorta di «sala prove», il picchiettio coordinato di diverse mani meccaniche, che si aprono-e-chiudono o che si alzano-e-abbassano nello spazio di pochi centimetri, scandisce il tempo in modo scenografico come nell’officina di un orologiaio magico delle favole.
Il gruppo bresciano è uno dei gioielli dell’automazione made in Italy e per tutto ciò che ha a che fare con pinze robotiche, sistemi avanzati di utensili end-of-arm (cobot con mani di presa), sensori e altri componenti di automazione per i settori dell’automotive, del packaging, del food&beverage e del biomedicale. Un’attività trasversale che porterà la Gimatic a dare il suo contributo anche alla missione giapponese sulla Luna. «Siamo stati coinvolti in questo importante progetto in cui forniremo il "polso" della mano robotica che opererà in orbita», ammette il ceo Guerino Rosso. Le sperimentazioni nel sito di Roncadelle sono nella fase finale e il manager bresciano (classe 1979 e vent’anni di anzianità aziendale in Gimatic) pare ottimista sul buon esito del lavoro svolto.




