Metallurgia: si riducono ricavi e margini, resta una buona solidità

Il 2024 è stato, a livello italiano, un anno negativo per la metallurgia e i prodotti in metallo, in quanto la produzione ha registrato un calo del 4,6% (al netto degli effetti da calendario), superiore al valore industriale complessivo che si è fermato al 3,5% (fonte Istat). Non si tratta certo di un dato positivo, considerando che il settore è tra i più importanti nell’economia italiana e, in particolare, bresciana.
Tale tendenza riduttiva è proseguita nel 2025: nei primi sei mesi la discesa è stata dell’1,5%, sempre superiore a quella media industriale mentre, se guardiamo i primi otto mesi, il segno è negativo dello 0,8%.
Se dal quadro nazionale passiamo a quello locale, i segni non cambiano: la causa principale di questa contrazione è la domanda insufficiente, sia nazionale sia internazionale.
Produzione in calo, margini sotto pressione
Coerentemente con i dati macroeconomici, il fatturato si è ridotto del 3,4%, dopo la forte caduta dello scorso anno, variazione che caratterizza metà delle imprese; peggio l’andamento dell’Ebit, che si contrae del 26,5%, coinvolgendo il 78,6% delle aziende esaminate.

Questa dinamica si riflette pienamente sulla situazione economica, a partire dal valore aggiunto, il cui rapporto con il fatturato regredisce di quasi tre punti percentuali, fino a raggiungere il 20%. A cascata l’effetto sull’Ebitda, che lascia sul terreno più di tre punti percentuali, scendendo al 10% delle vendite, a causa anche della maggiore incidenza del costo del lavoro, in crescita nel triennio (da 7,2% a 9,7%). Il peso degli ammortamenti rimane stabile, mediamente del 5%.
Guardando da vicino gli indici di redditività, si rileva un calo generalizzato, a partire da quella operativa complessiva (Roi), che si assesta al 5,9% (8,2% lo scorso anno). Questo risente del decremento della redditività delle vendite (Ros) che perde due punti percentuali, passando dall’8,7% del 2023 al 6,6% del 2024. Influisce negativamente anche la minore rotazione del capitale investito che, a causa dell’abbassamento delle vendite e della stabilità dell’attivo patrimoniale, riduce il livello di efficienza finanziaria.
Non esce indenne da questo peggioramento neppure il Roe (redditività dei mezzi propri), che crolla al 6,4%, dopo l’11% dello scorso anno (14,4% nel 2022). La redditività netta delle vendite (rapporto tra il risultato del periodo e il fatturato), dopo un biennio al 6%, si riduce al 4%.
Solidità finanziaria
Dal punto di vista della solidità finanziaria, vi sono due differenti osservazioni: la prima riguarda il rapporto di indebitamento che si mantiene su valori molto contenuti, grazie alla crescita progressiva dei mezzi propri e alle politiche di autofinanziamento. La seconda, invece, è negativa, in quanto il rapporto tra oneri finanziari ed Ebitda raddoppia rispetto al 2023 (da 7,8% a 15%), partendo nel 2022 dal 3%. Sull’indicatore agiscono sia il numeratore, con l’aumento del costo del denaro, sia il denominatore, con il calo già visto dell’Ebitda. Si tratta, comunque, di un settore capitalizzato, come testimonia anche il grado di copertura che si colloca ampiamente sopra l’unità, a significare che i mezzi propri finanziano totalmente gli investimenti a medio-lungo termine che, nel settore, non sono certo trascurabili.

In sintesi, la metallurgia ha peggiorato in modo evidente la sua situazione reddituale nel triennio, con il calo più evidente nel 2024, comportando una maggiore rischiosità operativa. Tuttavia, si tratta di un settore robusto, con una buona solidità, eccezion fatta per la sostenibilità economica del debito, che risente della perdita di marginalità. In ogni caso, la rischiosità finanziaria è sostenibile.
Un settore solido, ma più esposto a rischi
Su questa dinamica influiscono alcune criticità che si riflettono sui livelli di rischiosità complessiva. Tra gli elementi di maggiore impatto vi sono: i prezzi dei metalli, che presentano oscillazioni significative; il costo dell’energia, problema comune a molti altri settori produttivi soprattutto energivori; le politiche ambientali, che presuppongono più investimenti e costi superiori; la catena di fornitura che dipende pesantemente da Paesi ricchi di alcuni metalli.
È infine interessante esaminare, nell’ambito della nostra realtà territoriale, l’andamento delle esportazioni del distretto dei Metalli di Brescia (fonte Intesa Sanpaolo), il secondo in Lombardia per valore assoluto: nel 2024 ha chiuso con una flessione del 7,2%, a fronte di un dato medio della Regione negativo del 3%: la causa principale è da ricercare nei prezzi minori, dopo la crescita del 2023. La situazione migliora nel primo trimestre del 2025 con esportazioni in leggero aumento (1,7%), grazie al mercato indiano. Guardando gli scambi con gli Stati Uniti, i valori sono complessivamente modesti: sul totale dell’export del distretto, l’incidenza è di poco superiore al 4%.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Economia & Lavoro
Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.

