Armiero, il distretto rallenta ma tiene sui margini

Per inquadrare correttamente il settore armiero è importante specificare, come ogni anno, l’oggetto di analisi: infatti, non vanno confusi i prodotti militari e da guerra, legati agli armamenti terrestri, aerei, navali (ad esempio missili, aerei, elicotteri, blindati, carri armati, ecc.) con il cluster, qui rilevante, delle armi da caccia, da tiro e sportive, che esporta circa l’87% delle vendite (fonte Anpam). Il distretto bresciano, meglio valtrumplino, è composto da imprese generalmente piccole (con alcune eccezioni come Beretta) e radicate sul territorio.
Un’indicazione sulla tendenza dell’intero mercato italiano si ritrova nei dati provenienti dal Banco Nazionale di Prova per il collaudo e la prova forzata delle armi da fuoco portatili, prima di essere commercializzate. Per questa ragione, l’evoluzione del numero delle armi provate rappresenta un buon indicatore dell’andamento della produzione e del mercato: nel 2024 vi è stato un calo sensibile, pari al 20,6%, che si aggiunge a quello dello scorso anno e porta il numero complessivo a 812 mila unità. Tutte le tipologie presentano un segno negativo, con particolare riguardo a quelle corte sportive e comuni. La situazione complessiva non migliora nei primi nove mesi del 2025 che, rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, presenta un’ulteriore discesa del 15,2%.
L’analisi economico-finanziaria delle imprese del settore viene effettuata attraverso il calcolo di indici senza utilizzare, a causa della sua dimensione, i valori di Beretta, per la quale si osserva la stabilità del fatturato, un leggero calo della redditività e un’ottima solidità.
Produzione in calo, ma il valore aggiunto resta tra i più alti
Ponendo l’attenzione sulle altre venticinque imprese, il fatturato subisce un’ulteriore contrazione, pari all’8,8% (-3,6% con Beretta), che segue quello dello scorso anno del 7,3%: si tratta di variazioni assai inferiori a quelle sopra viste per le armi provate e ciò significa una tendenza incrementativa dei prezzi. Tale dinamica è molto diffusa e caratterizza il 72% delle imprese. Analogamente cala, in misura minore (-2,9%), il reddito operativo.
Il ridimensionamento dell’attività non ha alcun effetto sul valore aggiunto, che mantiene l’incidenza sulle vendite ampiamente sopra il 50%, segnale dell’alta qualità dei prodotti, della precisione, degli investimenti in nuove tecnologie, dei materiali avanzati utilizzati, del design e del ruolo fondamentale del capitale umano. Migliora di quasi un punto percentuale anche l’incidenza dell’Ebitda (margine operativo lordo), che dal 27,8% passa al 28,6%, malgrado la minore capacità di assorbimento del costo del lavoro, che si avvicina al 25% del fatturato.
Indicatori solidi e redditività elevata nonostante la contrazione
Gli indicatori di redditività presentano degli andamenti alterni rispetto al 2023: quello operativo complessivo (Roi) perde quasi un punto percentuale, scendendo al 15,2%. La riduzione è dovuta esclusivamente alla rotazione del capitale investito, che esprime l’efficienza finanziaria, a causa della contrazione delle vendite e della contestuale crescita degli investimenti (3,2%). La seconda determinante, cioè la marginalità sulle vendite (Ros), aumenta al 22,3% (21% nel 2023, 23,6% nel 2022), compensando in parte la minore efficienza.
Infine, la redditività netta, misurata dal Roe che esprime il ritorno per i soci, passa dal 19,1% al 16,7%, valori lontani da quelli del 2022 ma comunque particolarmente alti. Solo tre imprese chiudono il 2024 in perdita (due nel 2023), con l’incidenza media del reddito netto sul fatturato pari al 15,7%: ogni 100 euro di vendite producono, in media, quasi 16 euro di utili netti.
La solidità, come sempre, è ottima e in miglioramento: il rapporto di indebitamento complessivo è molto basso; eccellente la sostenibilità economica del debito, in quanto l’incidenza degli oneri finanziari sull’Ebitda è inferiore al 2%. La significativa presenza di mezzi propri, che lo rende un settore molto capitalizzato, permette la piena autocopertura, cioè il valore dei mezzi propri è ampiamente superiore a quello delle immobilizzazioni.
Il punto

In conclusione, la riduzione delle vendite avvenuta nel 2024 ha prodotto effetti contenuti sulla situazione reddituale, con un leggero calo di alcuni indicatori. Rimane significativa la capacità di produrre flussi finanziari dalla gestione tipica, assai modesto l’impatto economico dell’indebitamento e molto alta la solidità.
Una riflessione va comunque fatta sulla progressiva diminuzione delle quantità che si riflettono in misura meno che proporzionale sulle vendite, a causa dell’effetto positivo del fattore prezzo: questo deve sempre più spingere a posizionarsi su un segmento medio-alto, meno sensibile ai fenomeni congiunturali. Vista l’alta propensione all’export, il settore risente certamente dell’instabilità internazionale, che potrebbe anche generare un aumento dei livelli di concorrenza soprattutto di Paesi che operano con condizioni economiche agevolate.
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