Imprese

Crisi d’impresa, il Mimit: «27 accordi e salvati 14.260 lavoratori»

La Cgil lancia l’allarme e fa notare: «Sul tavolo ad ottobre ancora 96 vertenze, rispetto alle 49 di due anni fa»
Il ministero delle imprese e del Made in Italy - Foto Ansa/Fabio Frustaci © www.giornaledibrescia.it
Il ministero delle imprese e del Made in Italy - Foto Ansa/Fabio Frustaci © www.giornaledibrescia.it
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Da La Perla a Beko, da Coin a Riello, passando per Diageo e Adriatronics: sono alcune delle imprese più note le cui vertenze sono state risolte dal Mimit nel 2025, per un totale di 27 intese raggiunte. E che si sono tradotte in altrettanti accordi di reindustrializzazione e in percorsi strutturati di rilancio produttivo. A trarre il bilancio dell’attività dei tavoli di crisi lo scorso anno è lo stesso Ministero delle Imprese e Made in Italy che ricorda come questi accordi abbiano consentito la tutela o la stabilizzazione di oltre 14.260 lavoratori.

Ma la Cgil allarga l’orizzonte e lancia piuttosto l’allarme sul fatto che i tavoli di crisi e monitoraggio al Mimit sono più che raddoppiati negli ultimi due anni e si avvicinano a quota cento, coinvolgendo oltre 120 mila lavoratori.

Per il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, la risoluzione delle crisi portata a compimento lo scorso anno rappresenta «un traguardo significativo». E spiega che il risultato è stato raggiunto nonostante le vertenze fossero particolarmente complesse, spesso irrisolte da anni e ad alto impatto occupazionale. Tutto questo anche grazie al «dialogo costante e responsabile tra istituzioni, imprese, lavoratori e organizzazioni sindacali».

Nel dettaglio

Tra le vertenze più rilevanti portate a positiva conclusione nell’anno appena terminato, il ministero cita i casi La Perla, Beko, Coin, Gruppo Dema, Diageo, Speedline, Riello, Jabil, Venator e Adriatronics.

Il Mimit indica quindi tra i risultati più positivi il rientro in Italia di asset industriali di valore storico e simbolico, come Diageo con lo storico stabilimento Cinzano, nonché il consolidamento di realtà strategiche quali Riello, recentemente entrata nel perimetro del gruppo Ariston. Tutti i dati sulle vertenze sono per altro pubblicati e consultabili sul sito dello stesso ministero.

La replica

La Cgil però punta il dito non tanto su quello che è accaduto nel solo 2025 ma sull’evoluzione della situazione delle crisi aziendali in Italia, che ha visto i tavoli aperti passare dai 49 di due anni fa ai 96 di ottobre. La maggior parte delle vertenze, oltre il 50%, secondo l’analisi del sindacato, riguarda il settore metalmeccanico, a partire da siderurgia e automotive. Segue tutta la filiera di chimica, energia e sistema moda.

Ma di recente le difficoltà si sono estese dall’industria al commercio e alla distribuzione e la Cgil cita come ultimo caso quello di Woolrich, ancora in attesa di convocazione dopo che l’azienda ha dichiarato una perdita del 30% del fatturato e disposto il trasferimento a Torino di 139 lavoratori da Bologna e Milano: «Un licenziamento collettivo mascherato» accusa.

Agli oltre 120mila lavoratori delle aziende al centro di confronti ministeriali, aggiunge comunque la Cgil, si aggiungono poi tavoli di crisi a livello regionale e le chiusure che vengono semplicemente comunicate senza alcun confronto in sede istituzionale. Riguardo ai numeri, il Mimit ricorda invece che nel corso del 2025 sono stati convocati al ministero 208 tavoli plenari, affiancati da numerosi incontri di coordinamento e di approfondimento tecnico. I tavoli di crisi attivi a Palazzo Piacentini sono attualmente 41, in calo rispetto ai 55 del 2022, con 34.802 lavoratori coinvolti, a fronte degli oltre 80.000 di tre anni fa. Ci sono inoltre 30 tavoli di monitoraggio, con circa 23.840 lavoratori coinvolti.

Il Mimit sottolinea infine che gli interventi adottati hanno «consentito di ritirare centinaia di licenziamenti unilaterali, favorendo una gestione concertata degli esuberi e sostenendo percorsi di riorganizzazione e rilancio industriale».

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