Capitale internazionale di relazioni economiche e scientifiche, città moderna e sempre più importante, Milano continua ad avere una sua alta attrattività che se nelle stagioni del miracolo economico, grazie all’offerta di lavoro manuale, si riassumeva nel detto «A Milan gh’è ’l pan» oggi invece attrae nuove menti fresche, culture, professioni e sensibilità. Attrattività che si basa su università pubbliche e private, su 190.000 studenti futuri lavoratori, sulle sedi diplomatiche di ambasciate e consolati e sulla presenza di 90 multinazionali con oltre un miliardo di fatturato: un humus che ha spinto il gruppo bresciano Camozzi a scegliere Milano come sede sociale e dell’academy aziendale «in cui - ha detto ieri il presidente della società Lodovico Camozzi - far crescere le persone» all’interno di quel pensiero globale che per il filosofo Edgar Morin è l’intelligenza che oggi serve a capire ed affrontare i problemi.
Problemi non solo socio filosofici, ma sempre più tecnici e industriali in una realtà come Camozzi che produce componenti e sistemi innovativi per l’automazione industriale, presente come protagonista nei sistemi integrati dell’Iot e che negli anni ha allargato la propria operatività alle macchine utensili di grandi dimensioni.



