Economia

«La Gnutti Carlo ha un piano di crescita su tre continenti»

Il progetto industriale 2026/’30 prevede investimenti per 200 milioni di euro e interesserà principalmente gli stabilimenti in Austria, Repubblica Ceca, Nord America e India
Mario Gnutti è il vicepresidente del gruppo Gnutti Carlo di Maclodio - © www.giornaledibrescia.it
Mario Gnutti è il vicepresidente del gruppo Gnutti Carlo di Maclodio - © www.giornaledibrescia.it

Nell’infinito flusso quotidiano delle notizie, l’annuncio del rifinanziamento del debito da parte di un pool di banche a favore della Gnutti Carlo è stato battuto da diverse agenzie di stampa, mettendo in secondo piano, quasi offuscandola, quella che probabilmente è la più rilevante novità del gruppo bresciano dell’automotive: l’avvio di un ambizioso piano industriale, che prevede un pacchetto di investimenti da oltre 200 milioni di euro.

Sorride senza palesare comunque alcun risentimento il vicepresidente Mario Gnutti: «In effetti tutta la questione finanziaria va considerata a supporto del nostro industriale 2026-2030, che mira a creare valore nel medio lungo periodo, e più nello specifico nell’arco di tre e cinque anni».

La Gnutti Carlo è oggi uno dei principali gruppi europei nella produzione di componentistica ad alta precisione per motori, trasmissioni e sistemi di alimentazione destinati all’automotive, ai veicoli industriali e all’industria. Il gruppo conta 12 stabilimenti in 9 Paesi al mondo, 4mila dipendenti e collabora con i principali Oem (produttori di componenti originali) globali del settore automotive e negli ultimi anni ha investito anche nello sviluppo di componenti per motorizzazioni ibride ed elettrificate.

«Il nostro piano prevede uno sviluppo a 360 gradi del gruppo, su tre continenti: Europa, Nord America e Asia. Come le dicevo poco fa, da sempre la Gnutti Carlo mira creare valore nel lungo periodo, anche a discapito di un temporaneo risultato negativo nel breve termine. In questo caso, non le nascondo, che l’obiettivo che ci siamo posti in azienda è anche quello di raggiungere un volume d’affari pari a "one bilion" (un miliardo di euro, ndr) entro cinque anni».

Un traguardo non indifferente, seppur il vostro attuale monte ricavi si aggiri già intorno agli 800 milioni di euro ...

Al di là dei numeri, mi creda, il nostro progetto si fonda su una crescita a tutto tondo e che dà seguito a un percorso intrapreso precedentemente con il rebranding di tutti i nostri stabilimenti sotto l’insegna «Gnutti Carlo», l’integrazione e lo sviluppo delle sinergie tra gli stessi produttivi e l’ottimizzazione dei processi industriali.

Ed ora?

Ora risponderemo alle nuove richieste del mercato. Abbiamo ad esempio due nuovi clienti con cui estenderemo le nostre attività in Austria e Repubblica Ceca. Uno di questi due gruppi ha deciso di produrre in Europa inverter destinati al mercato dell’e-mobility e noi saremo i loro primi fornitori di questi dispositivi.

Dal pacchetto di investimenti che avete messo sul piatto, immagino che in programma vi sia dall’altro ...

Sì, in Nord America dovremo necessariamente sfruttare le recenti esigenze espresse dai nostri storici clienti che stanno rafforzando la loro produzione sul territorio canadese e statunitense. Senza dimenticare l’opportunità dei data center...

A cosa si riferisce?

In Nord America il fenomeno dei data center sta contrassegnando una fase di forte sviluppo, che ci coinvolge nella fornitura di generatori (Genset) in grado di stabilizzare e raffreddare queste grandi infrastrutture.

E in Asia?

In India stiamo crescendo molto, quello è un mercato in forte espansione: per la nostra controllata stimiamo un balzo del fatturato fino a 70 punti percentuali nei prossimi ventiquattro mesi.

Il piano industriale contempla anche una crescita per linee esterne?

Non in una prima fase, ma non le nego che in un orizzonte non troppo distante saremo pronti a cogliere tutte le opportunità che ci propone il mercato.

Veniamo ora al rifinanziamento del debito. Che accordo avete raggiunto?

Abbiamo completato con successo la rinegoziazione del debito a medio-lungo termine per un importo complessivo di 245 milioni di euro, che sarà appunto a sostegno del nuovo piano industriale 2026–2030. Il gruppo di banche finanziatrici è composto da Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Bpm, Bper Banca Corporate & Investment Banking, Crédit Agricole Italia, Intesa Sanpaolo, Unicredit (in qualità di mandated lead arrangers, lenders e bookrunners), Bnp Paribas Italia (mandated lead arranger e bookrunner) e Banca Nazionale del Lavoro (lender), con Crédit Agricole Italia nel ruolo di banca agente. Sace, inoltre è stata coinvolta nel rilascio della garanzia a supporto del finanziamento.

Un lungo elenco di istituti di credito che nella nota diffusa pochi giorni fa concordano che questo accordo giunge «al seguito delle buone performance registrate nel biennio precedente dalla Gnutti Carlo, nonostante un contesto di mercato complesso…»

Anche loro riconoscono che la nostra strategia punta a creare valore nel medio lungo periodo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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