Gli esoscheletri robotici pronti a rivoluzionare il lavoro

Nei giorni scorsi il al Tg delle tredici, nell’inquadratura del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in vista al Forum della ricerca «Made in Inail» sulla sicurezza sul lavoro, il cameraman ha ripreso (anonimamente) anche una giovane ricercatrice bresciana da tempo impegnata nello studio delle applicazioni industriali finalizzate alla sicurezza sul lavoro e ad una miglior qualità della vita per i portatori di patologie del sistema muscolo scheletrico, conseguenti a infortunio o malattia.
Maria Lazzaroni, concluso il liceo, si laurea brillantemente in Ingegneria biomedica al Politecnico di Milano, consegue il dottorato in bioingegneria e robotica, ottenendo un contratto all'IIt (Istituto italiano tecnologia) di Genova. Oggi fa parte del team di ricerca (XoLab di IIT Wearable Robots, Exoskeletons and Exosuits Laboratory) coordinato dallo spagnolo Jesus Ortiz: dal lavoro del Team che il docente dirige è uscito uno di quegli straordinari apparecchi riassumibili nel concetto di tecnologie indossabili, fino a qualche anno fa impensabili, ovvero un esoscheletro, un «sistema robotico - spiega Lazzaroni - il cui obiettivo è aiutare le persone che lo indossano» nella loro attività professionale o nei processi di riabilitazione fisico motoria.

Lo «zainetto»
Cosa sono gli esoscheletri? Semplificando (al massimo), si tratta di uno zainetto con appendici tecnologiche simili a «tentacoli» che nella quotidianità aiutano le persone che effettuano lavori particolari, agevolando ad esempio l’operatore di una catena di montaggio impegnato con le braccia alzate sotto la scocca di un’auto che gli scorre sopra la testa su cui devono esser montati i diversi componenti.
E questo si chiama XoShoulder (spalla in inglese). Poi c’è XoTrunk (tronco del corpo), che è dedicato alla movimentazione di carichi e, più in generale, a tutti i lavori che potrebbero gravare sulla schiena dell’operatore. È l’unico dispositivo di questo tipo che può supportare anche le operazioni di traino, molto comuni nell’ambito della logistica. L’esoscheletro è dotato di due motori elettrici e di sofisticati algoritmi, che in tempo reale regolano l’assistenza sulla base dei movimenti di chi lo indossa per massimizzare l’efficacia. XoTrunk sta affrontando dettagliati test presso aziende partner selezionate per la sperimentazione sul campo
La commercializzazione già nei prossimi mesi, attraverso un progetto di startup. I dettagli. Il peso del prototipo dell’esoscheletro, compreso di batteria, è attorno ai 6,5 kg, ma con l’industrializzazione è previsto un abbassamento che raggiungerà i 5 kg.: «Un parametro importante - spiega Maria Lazzaroni - per valutare la qualità di un esosheletro in quanto l’accettazione da parte del lavoratore che lo dovrà utilizzare dipende dal peso. Ad oggi XOTRunk pesa appunto più di 6 kg per un esoscheletro attivo è un buon risultato, prevediamo di poter arrivare a 5 kg». Infine c’è XoElbow per il gomito, prototipo che assiste l’operatore nel sollevamento di pesi vicino al corpo.
Lo scenario di utilizzo potrebbe essere il sollevamento di pesanti pneumatici durante la fase di montaggio su ponte sollevatore. È dotato degli stessi motori di XoShoulder e al momento rappresenta un unicum nel campo degli esoscheletri.
Se la mente è quella dei ricercatori di IIt, l’insostituibile braccio finanziario è Inail che ha finanziato la ricerca: le patologie del sistema muscolo scheletrico legate al lavoro, e denunciate all’ente, rappresentano il 68% del totale e sono costante in crescita dal 2016 ed in questi numeri - e nei costi sociali conseguenti - va letta l’importanza della ricerca in atto e di quanto ne uscirà. Anche grazie a Maria. Un consiglio alle imprese bresciane: tenetela d’occhio.
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