Economia

Giraudo: «Oro, prezzi alle stelle: è in corso una de-dollarizzazione»

Il docente di Geopolitica delle materie prime: «Dal 2008 le Banche centrali hanno cominciato a ricomprare il metallo giallo, in un processo che è stato accelerato ultimamente»
L'economista Alessandro Giraudo - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
L'economista Alessandro Giraudo - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
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Prosegue la corsa del prezzo dell’oro. A fine 2023, la quotazione del metallo giallo aveva toccato il massimo storico di 2.151 dollari l’oncia, ieri siamo arrivati a quota 2.740 dollari (81,35 euro al grammo), con una variazione positiva del 27,4% rispetto al 31 dicembre dello scorso anno. L’oro è per antonomasia il bene rifugio che attrae le attenzioni degli investitori durante periodi di crisi o di inflazione alle stelle. Tuttavia, in questa particolare fase storica, le ragioni che stanno alla base del suo apprezzamento sono anche altre. Negli ultimi mesi, ad esempio, le banche centrali, in particolare quelle asiatiche, hanno fatto man bassa di metallo giallo, rimpolpando le loro riserve auree e assecondando una strategia di «de-dollarizzazione», delineata da alcuni Paesi per diventare sempre meno dipendenti dall’America. Lo scrive anche il professor Alessandro Giraudo nel suo nuovo libro «Oro, argento e scintillanti follie» (Add Editore, 19 euro), uscito pochi giorni fa e in cui l’economista italiano con cattedra all’Inseec di Parigi evidenzia come anche nell’epoca dell’Ai, l’economia globale sia molto condizionata dai metalli preziosi.

«L’oro e l’argento hanno partecipato a fare e disfare la storia - prosegue Giraudo -. Salva-gente (molte vite sono state risparmiate da questi metalli preziosi), ma anche ammazza-gente (tante guerre sono state finanziate e sono state prolungate proprio dai lingotti dei due metalli). "Auri sacra fames" scrive Virgilio nell’Eneide ("Maledetta fame dell’oro"); il banchiere J.P. Morgan ha affermato che "l’oro è denaro, tutto il resto è credito". Cristoforo Colombo, dopo aver ottenuto i capitali per il suo secondo viaggio, aveva scritto "Chi possiede l’oro, possiede un meraviglioso tesoro che l’aiuta anche ad entrare nel Paradiso"; erano bastati 14,5 chili di metallo giallo per finanziare il suo primo viaggio, un progetto folle ed un eccezionale caso di serendipidità. Il paradosso dell’oro, ma anche dell’argento, è che i due metalli sono estratti nelle viscere della terra e spesso finiscono, ancora una volta, sotto-terra nei forzieri delle banche centrali e delle banche commerciali, protetti da sistemi di sicurezza alla James Bond».

A breve gli americani saranno chiamati al voto e se sarà eletto Donald Trump si inaspriranno i dazi (fino al 60%) per chi importerà prodotti made in China negli Usa. Per tutelarsi, pare che il governo di Xi Jinping abbia avviato da tempo anche una significativa campagna acquisti di oro ...

«Dal 2008, in generale, le Banche centrali hanno cominciato a ricomprare il metallo giallo in un processo che è stato accelerato ultimamente: si chiama de-dollarizzazione, ossia sempre meno dipendenza dal dollaro. I rialzi dei prezzi dell’oro sono alimentati dagli acquisti delle Banche centrali del metallo giallo (la Cina, ad esempio, vuole incrementare il peso dell’oro nelle sue riserve dove rappresenta solo il 5%, ma sembra che anche la Banca centrale della Svizzera stia procedendo a degli importanti acquisti) sono sostenuti dal disequilibrio fra la domanda (speculativa ed industriale) e l’offerta. A questo proposito, negli ultimi quaranta anni i tenori delle miniere sono scesi brutalmente: nel caso dell’argento sono passati da una media di 500 grammi per tonnellata estratta a circa 200 gr/t. e nel caso dell’oro sono stati quasi dimezzati da 7-8 grammi a meno di cinque grammi/t con alcune miniere localizzate nell’est dell’Australia che lavorano a 0.5 grammi per tonnellata di terra lavorare».

A livello mondiale sono gli Stati Uniti a detenere le maggiori riserve auree con oltre 8.100 tonnellate, seguiti dalla Germania con 3.350 tonnellate e dall’Italia con 2.450. Negli ultimi mesi, però, risulta che tra i maggiori compratori d’oro vi sia la banca centrale nigeriana per sostenere la forte espansione demografica del paese ...

«Il governo nigeriano di Bola Tinubu ha rilanciato il National gold purchase programme, il programma nazionale di acquisto di oro, con l’ambizione esplicita di riscattare una naira in caduta libera dopo la doppia svalutazione varata negli ultimi mesi. L’oro è una delle materie prime che abbondano nelle economie africane e che può tradursi in un elemento di "sovranità" nelle relazioni economiche con il resto del del mondo».

Nel suo libro mette in evidenza anche un aspetto di natura «industriale» alla base della corsa all’oro e ad altri metalli preziosi.

«Esatto, non bisogna dimenticare gli altri sei metalli preziosi, identificati all’inizio del XIX secolo e rimasti lungamente inutilizzati: ora sono essenziali per la petrolchimica, per l’industria civile, militare e spaziale. Ed è necessario ricordare che una sottile pellicola d’oro ricopre le tenute degli astronauti e tutti i mezzi spaziali (capsule, vettori, satelliti) e figura nei vetri dei cockpit degli aerei per proteggere uomini e strumenti dai terribii raggi cosmici, senza dimenticare tutti i metalli preziosi che contiene il nostro telefonino… una ricca miniera che portiamo in tasca».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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