Da Borgo Trento a Barcellona, producendo bici artigianali

Quando uno ti dice «Sono Mattia Paganotti, vengo da Brescia, vivo a Barcellona e faccio il telaista» la prima cosa che viene alla mente allora è che non è vero che ai giovani non piacciono i lavori manuali.
Quando, sette anni fa, ha deciso di lasciare Borgo Trento per tornare a Barcellona, il richiamo per Mattia, 36 anni, era stato lo skateboard con il quale il bresciano in giovinezza era ambìto testimonial per le agenzie di pubblicità che ne filmavano ollie, casper, loop, nollie, slide e mille altre acrobazie dello skater. Solo in un secondo momento sono arrivate le biciclette che già aveva iniziato a costruire a Brescia.
Poi? «Mi era piaciuta Barcellona, l’ambiente e la vita di quella città e ho deciso di tornarci» racconta Paganotti che prima di sbarcare in Spagna ha mandato in avanscoperta sua moglie Franca a cercare il locale che andasse bene per aprire un’officina nell’ex zona industriale in Carrer Pere IV in cui tagliare, saldare i telai e montare le sue sofisticate biciclette.
La rincorsa. In sette anni il giovane artigiano ha prodotto (e venduto) 450 bici tra corsa, gravel, pista, mountain bike e scatto fisso (oggi il tempo di attesa è di un anno), diventando nella capitale della Catalogna un marchio, oltre che un punto di riferimento del movimento delle «brakeless», le bici senza freno, i cui appassionati non utilizzano per il proselitismo contatti tradizionali, ma solo blog, reti sociali e video, avvicinando così tra loro studenti, imprenditori, professionisti, padri di famiglia appassionati della bicicletta e di un suo utilizzo il più possibile a impatto zero, tutti componenti un movimento in cui la bici diventa collante di gente tra sé trasversale per professioni, cultura e reddito.
È nata così a Barcellona, ma partendo da Brescia, Legor Cicli sul cui sito (www.legorcicli.it) l’artigiano bresciano rende omaggio a Gino Lissignoli «il primo maestro avvicinato al richiamo della passione per il metallo», a Piero Serena che teneva bottega in via Cremona e che Adriano De Zan citava nelle sue telecronache dal Giro d’Italia, la cui moglie ha donato a Mattia i ferri del mestiere al quale - ma non solo - il giovane bresciano si è ispirato. Un sito in cui l’artigiano si svela con una semplicità disarmante, in cui le immagini di quello che Mattia definisce «Il lavoro perfetto», mostrano la miscela che dalla biometria del cliente porta al telaio di una bicicletta passando attraverso la conoscenza del metallo, le tecniche di saldatura, quelle di verniciatura, la conoscenza della componentistica e la capacità di interpretare cosa vuole il ciclista vuole ed una volta terminata la bici «fargliela capire» spiega Mattia nel suo promo in cui presenta il laboratorio e cosa le sue biciclette possono fare «senza dimenticare -aggiunge Mattia - la comunicazione sui social».
E poiché da cosa nasce cosa, in famiglia non poteva mancare una linea d’abbigliamento che si chiama Maad Cycling: firmata e prodotta dalla moglie Franca Galli, con tessuti made in Italy colorati con tinture made in Spagna composte con erbe e terre raccolte sulle montagne attorno alla città. Un nuovo chilometro zero.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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