Economia

Crediti di carbonio, Bonomelli: «Opportunità, ma servono regole chiare»

Il presidente dei Consorzi forestali della Lombardia: «Sono uno strumento mediante cui la capacità di assorbimento di Co2 delle nostre foreste e suoli può essere tradotta in valore economico»
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Gionatan Bonomelli - © www.giornaledibrescia.it
Gionatan Bonomelli - © www.giornaledibrescia.it

Ad avere le idee chiare su quali saranno gli effetti diretti e gli onori legati all’istituzione del Registro dei crediti di carbonio forestali sono, in primis, gli attori principali. Coloro che si occupano quotidianamente di boschi e foreste, della loro gestione e della loro tutela. Come Gionatan Bonomelli, presidente dei Consorzi forestali della Lombardia e vicepresidente nazionale di Federforeste.

«Il nostro sistema consortile gestisce decine di migliaia di ettari di boschi e in questa veste siamo chiamati non solo a custodire e valorizzare il patrimonio, ma anche a interpretarne il ruolo nel contesto della mitigazione del cambiamento climatico. A tal proposito i crediti di carbonio rappresentano una leva strategica: sono lo strumento mediante cui la capacità di assorbimento di Co2 delle nostre foreste e suoli può essere tradotta in valore economico e in impatto ambientale riconosciuto».

Potenziale

«È evidente che la nostra regione ha un potenziale importante da sviluppare. Tuttavia – prosegue – va chiarito che non si tratta di una panacea. I crediti comportano rigore, trasparenza, misurazione accurata: bisognerà innanzitutto definire con chiarezza la base di riferimento del sequestro di carbonio, le modalità di certificazione, la permanenza degli effetti nel tempo e la robustezza del mercato».

«Per l’Ente che presiedo – aggiunge Bonomelli – la sfida è doppia: valorizzazione e regole. Ciò significherà lavorare affinché i Consorzi forestali lombardi siano protagonisti nella generazione di crediti di carbonio, collaborando con enti, imprese e mercati del carbonio, per fare in modo che il nostro patrimonio boschivo produca reddito ecosistemico e sviluppo territoriale. Ma per farlo servono regole chiare e condivise: una corrispondenza rigorosa tra ciò che viene misurato e ciò che viene venduto come credito, garanzia di permanenza nel tempo. È importante che la Regione, gli enti forestali e i Consorzi lavorino insieme per definire criteri omogenei».

«Dal mio punto di vista, per i Consorzi lombardi l’opportunità è enorme: possiamo essere fornitori di servizi ambientali (come il sequestro di carbonio, la protezione dal dissesto, la conservazione della biodiversità) e insieme soggetti attivi dello sviluppo locale. Questo comporta che una parte dei proventi derivanti dai crediti venga reinvestita nei nostri territori: manutenzione forestale, prevenzione incendi, valorizzazione della filiera legno e coinvolgimento delle comunità locali».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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