Confagricoltura Brescia in Cina: focus su sicurezza alimentare e mercato

Prosegue a Pechino la missione di studio in Cina della delegazione di Confagricoltura Brescia, guidata dal presidente Giovanni Garbelli. Tra le tappe del viaggio, la visita al KWS Beijing Office per un incontro con la managing director del gruppo, Liu Qiong.
Il colosso tedesco KWS opera in Cina da molti anni e rappresenta uno dei casi più significativi per comprendere le complesse dinamiche che oggi caratterizzano i rapporti economici tra Europa e Cina nel settore agricolo, in particolare nei comparti dei seminativi e del miglioramento genetico. Leader globale nelle sementi per colture come barbabietola da zucchero, mais, cereali e orticole, KWS ha costruito un modello internazionale di ricerca e business con attività in oltre 70 Paesi e un fatturato consolidato di miliardi di euro. Una strategia di internazionalizzazione che per anni ha incluso la Cina come mercato chiave, soprattutto per mais e barbabietola, ma che nel 2024 – ha spiegato Liu Qiong – ha portato il gruppo a cedere il ramo d’azienda del mais cinese, ritenuto non più redditizio.
Panoramica
Nel corso del meeting, Liu Qiong ha offerto una panoramica a 360 gradi sull’agricoltura cinese, settore strategico per la sicurezza alimentare e per l’economia nazionale. La produzione complessiva di cereali supera oggi i 700 milioni di tonnellate, sostenuta da una lieve espansione delle superfici coltivate e dall’aumento delle rese per ettaro. Le superfici seminate hanno superato i 100 milioni di ettari, con crescite significative per mais, riso e frumento. Nonostante questi numeri, la Cina resta uno dei principali importatori mondiali di materie prime agricole, in particolare soia e mais, mentre le esportazioni di prodotti agricoli di qualità verso oltre 200 Paesi sono cresciute del 35% negli ultimi cinque anni.
«In questo scenario complesso – ha dichiarato Garbelli – per gli agricoltori e i trasformatori bresciani si aprono sfide, ma anche importanti opportunità. La tradizione casearia bresciana rappresenta un elemento di forte attrattività per i consumatori cinesi, sempre più attenti a sicurezza alimentare, qualità e autenticità dei prodotti». Restano tuttavia ostacoli rilevanti: Pechino ha recentemente imposto dazi provvisori fino al 42,7% sui prodotti lattiero-caseari europei, con il rischio di penalizzare l’accesso dei formaggi italiani al mercato cinese.

«Negli ultimi dieci anni l’agricoltura cinese ha vissuto una trasformazione profonda – ha aggiunto Garbelli – spinta da politiche pubbliche mirate alla modernizzazione della produzione, all’aumento dell’efficienza e alla riduzione della dipendenza dalle importazioni». Un’evoluzione che rende il confronto con la Cina particolarmente interessante anche per il sistema agricolo bresciano.
Nella missione il presidente Garbelli è accompagnato dal membro di giunta Luigi Barbieri, dal direttore di Latte Indenne Gabriele Trebeschi, dal vicedirettore di Confagricoltura Brescia Giovanni Bertozzi e da un gruppo qualificato di esperti del settore: l’agronomo Giuseppe Noci, la professoressa Isabella Ghiglieno, ricercatrice in coltivazioni erboree e viticoltura dell’Università degli Studi di Brescia, Leonardo Minelli dello staff dell’assessorato all’Agricoltura di Regione Lombardia e Francesco Cagnini, responsabile dell’ufficio zona Garda di Confagricoltura.
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