Concorso per le istituzioni europee, il 45% degli iscritti è italiano

Potremmo dire che dobbiamo sempre farci riconoscere, ma in questo caso l’analisi non può essere così semplicistica. Perché se è vero che i dati ci restituiscono una fotografia particolare, è anche evidente che un effetto ha sempre una causa.
Ma partiamo dall’inizio, per fare chiarezza. Il 45% dei candidati che hanno partecipato al concorso per lavorare come funzionari all'interno delle istituzioni europee (AD5) è italiano. È quanto riporta il sito Euractiv, sottolineando come dei 174.922 partecipanti al concorso, che offre un posto di lavoro a tempo indeterminato, 79.450 siano provenienti dall'Italia. In totale parliamo di 1.490 posti disponibili. L'esame, lanciato dall'European Personnel Selection Office (Epso), non si svolgeva dal 2019 a causa di alcune difficoltà tecniche legate all'abolizione delle prove in presenza in favore di quelle online.
Secondo gli obiettivi della Commissione europea in materia di diversità nazionale, gli italiani dovrebbero rappresentare l'11,2% della forza lavoro di palazzo Berlaymont. Almeno in un primo momento la nazionalità non influenza i risultati degli esami, poiché i candidati sono giudicati esclusivamente in base alle loro prestazioni nei test. Lo Stato di provenienza potrebbe entrare in gioco in un secondo momento, quando le istituzioni recluteranno effettivamente il personale. Un problema in più per gli italiani che, a quel punto, si troveranno con meno possibilità rispetto alle persone di altre nazionalità.
Analisi
L’offerta è sicuramente allettante: il concorso è per amministratori di grado AD-5, la cui retribuzione mensile è compresa tra i 5.973 e i 6.758 euro. Oltre allo stipendio, c’è poi c’è anche la possibilità di crescita all’interno delle istituzioni dell’Unione europea: una prospettiva che può ingolosire molti. Soprattutto chi ha (o prevede) una busta paga leggera e non intravede un percorso lavorativo soddisfacente. Due tematiche che in Italia sono spesso dibattute. Secondo le analisi di Eurostat, infatti, per i lavoratori dipendenti dell’Unione europea nel 2024 lo stipendio medio per i lavoratori dipendenti a tempo pieno è stato di 39.800 euro: in aumento del 5,2% rispetto ai 37.800 del 2023. In Italia i salari si sono invece alzati solo del 2,6% (da 32.650 a 33.523).
La fuga di cervelli non la scopriamo certo oggi. È evidente che più gli stipendi sono bassi, più c’è la voglia di andare a cercare fortuna altrove. Tanto meglio se a offrire lavoro è l’Unione europea. «Ho due lauree e non trovo lavoro», «Mi hanno detto che sono troppo specializzata per questo impiego». Quante volte abbiamo sentito queste frasi, e altre molto simili. Ecco perché quelle 79mila persone su 174mila non stupiscono poi molto. Il mercato del lavoro italiano per tanti, anzi tantissimi, è poco attrattivo. I numeri e il confronto con gli altri Stati sono lì a dimostrarlo. Dopo l’Italia il maggior numero di candidati arriva da Spagna (13.796), Germania (11.705) e Francia (10.939). Paesi che hanno tra i 50 e gli 83 milioni di abitanti e comunque portano al concorso un numero di persone di molto inferiore rispetto all’Italia che di abitanti ne ha circa 60 milioni.
A testimoniare che le condizioni economiche del Paese d’origine incidono sulla volontà di andare a lavorare per le istituzioni dell’Unione europea è il numero di candidati greci (anche loro non se la passano poi così bene dal punto di vista economico). Sono 10.087: un numero alto se si considera che la Grecia conta 10 milioni di abitanti. Bisogna fare invece un discorso diverso per il Belgio, che ha portato un buon numero di persone al concorso (8.013), ma forse più per una questione logistica che per altro: le istituzioni europee sono quasi tutte nella capitale Bruxelles e quindi, per loro, sarebbe come lavorare a casa.
Tirocini
A confermare quanto detto sopra ci sono i dati del Blue Book Traineeship, un tirocinio retribuito di cinque mesi destinato ai laureati offerto dalla Commissione europea. Secondo il sito Euronews – che a marzo del 2025 ha chiesto attraverso una Foi i dati alla Commissione europea – tra il 2020 e il 2025 la maggior parte delle candidature per il tirocinio sono arrivate da italiani. Parliamo di 25.551 persone che hanno poi occupato effettivamente 1.311 posti. Le candidature arrivate dall’Italia sono più del doppio di quelle francesi (11.916), di quelle spagnole (10.759) e di quelle tedesche (7.849).
Non c’è quindi solo la questione del posto fisso e non si può pensare che tutti questi italiani siano spinti a candidarsi solo per un forte senso di attaccamento alle istituzioni europee. Che sia un lavoro vero e proprio o solo un tirocinio, fuori dall’Italia per molti si sta meglio. Una certezza e che porta gli italiani a volersi spostare molto di più degli altri cittadini europei.
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