Le buste paga dei bresciani hanno perso più del 5% di valore in tre anni

L’Istat stima che quest’anno le retribuzioni cresceranno più dell’inflazione, ma per recuperare il potere d’acquisto perso con l’incremento dei prezzi registrata dopo la pandemia ci vorrà ancora tempo. L’ultimo rapporto dell’Istituto nazionale di statistica rileva che i salari reali dello scorso settembre (determinati dal rapporto tra il netto in busta paga e il livello dei prezzi) sono ancora di 8,8 punti percentuali inferiori a quelli del gennaio 2021.
Una condizione che, molto più semplicemente, tanti lavoratori bresciani possono costatare quando alla fine del mese mettono mano al loro portafoglio. Vi sono inoltre i dati delle dichiarazioni dei redditi pubblicati dal Dipartimento delle Finanze che attestano una significativa svalutazione delle buste paga negli ultimi tre anni d’analisi disponibili.
Nel triennio 2021-2023, di fronte a un consistente aumento dei contribuenti bresciani che hanno dichiarato un reddito da lavoratore dipendente (da 524.980 a 550.491 unità), si è riscontrata una perdita di valore del 5,17% delle loro buste paga, equiparabile a 79 euro mensili.
Sotto la lente
I dati più recenti messi a disposizione dal Ministero dell’Economia riguardano i redditi del 2023. Allora, gli oltre 550mila lavoratori della nostra provincia hanno dichiarato un reddito medio annuo pari a 24.825 euro, che al netto delle imposte (Irpef) vale 18.723 euro, ovvero 1.440 euro netti al mese considerando anche la tredicesima.
Una volta recuperati gli stessi dati riferiti ai redditi del 2021, si deduce invece che al tempo circa 525mila lavoratori bresciani avevano dichiarato un reddito medio annuo pari a 22.923 euro, equipollente a un netto in busta paga di 1.333 euro mensili se scorporato dall’Irpef.
All’apparenza sembra che dal 2021 al 2023 si sia assistito nel Bresciano a un proporzionale «aggiornamento» dei salari (+8,02%) rispetto al costo della vita. In realtà, l’Istat certifica che nello stesso triennio, il costo del carrello della spesa mensile è salito da 2.437 a 2.738 euro a famiglia, segnando un rincaro del 12,35%.
Non solo
Per una più corretta comparazione delle buste paga riferite a due periodi diversi è indispensabile «attualizzare» i valori del 2021 con quelli del 2023 attraverso l’indice di rivalutazione monetaria. In pratica, abbiamo applicato il coefficiente stabilito sempre dall’Istat per quel triennio (1,139) al reddito netto 2021 (pari a 1.333 euro), ottenendo uno stipendio netto mensile rivalutato di 1.519 euro, vale a dire di 79 euro superiore rispetto alla media dichiarata nel 2023.
A livello provinciale, le «svalutazioni» maggiori dei salari si osservano a Magasa (-216 euro al mese, -16,87%), Padenghe (-207, -8,67%), Preseglie (-199 euro, -11,23%), Lavevnone (-163 euro, -11,48%), Vestone (-149 euro, -9,54%), Pompiano (-143 euro, -9,34%) e Treviso Bresciano (-139 euro, -9,71%).
Nel complesso, si contano una sessantina di Comuni bresciani con una svalutazione dei salari maggiore al trend provinciale; vi sono comunque sedici municipi locali che possono vantare un arricchimento delle buste paga: i lavoratori residenti a Salò, ad esempio, nel 2023 hanno incassato uno stipendio mensile netto di 1.695 euro, 90 euro in più (+5,59%) rispetto al valore rivalutato della busta paga 2021. Lo stesso discorso vale per operai e impiegati di Valvestino (+77 euro, +6,43%), Ponte di Legno (+58 euro, +4,08%), Tremosine (+56 euro, +5,24%) e Ome (+52 euro, +3,58%).
L’auspicio è, come scrive l’Istat nel suo ultimo rapporto, che in una fase congiunturale caratterizzata da «una domanda di lavoro ancora vivace», le retribuzioni continuino a mantenere una dinamica positiva. Se tutto filerà per il verso giusto, il 2025 chiuderà con un amento dei salari del 2,4%.
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