Brescia: il comparto del mais soffre, la speranza è negli ibridi

Valerio Pozzi
Le rese diminuiscono in media di 10 tonnellate ad ettaro e non coprono il fabbisogno nazionale: è quanto emerso durante la Giornata del mais
Mais, a Brescia la produzione è in calo
Mais, a Brescia la produzione è in calo
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Mais comparto in sofferenza con uno sguardo di speranza puntato verso la ricerca e l’innovazione. È la stretta sintesi dei lavori della tradizionale Giornata del mais 2025 svoltasi nei giorni scorsi a Bergamo nella sede del Crea-Centro di Ricerca di Cerealicoltura e Colture Industriali.

Il calo della resa

Con rese in calo in media a meno di 10 tonnellate ad ettaro, la campagna 2024 ha confermato lo stato di sofferenza del comparto. In lieve calo rispetto al 2023 le superfici hanno fatto segnare un nuovo minimo storico degli ultimi 160 anni con 495mila ettari. La produzione è scesa da 5,3 a 4,9 milioni di tonnellate, largamente insufficiente e inferiore al 45% del fabbisogno nazionale. Il costo complessivo del prodotto importato nel 2023/24 è sceso del 26% a 1,5 milioni di euro, favorito dal calo del 29% dei prezzi, a fronte di quantità importate, arrivate a 7 milioni di tonnellate, +4%.

Secondo l’indagine preliminare Istat sulle intenzioni di semina, le prospettive per il 2025 sono stabili per le superfici a livello nazionale, in ripresa al Nord Est, +9%, dopo anni di calo, cui si contrappone una riduzione del 13% nel Nord Ovest, dove si attende una crescita del 10% delle foraggere temporanee, da attribuire probabilmente ai primi effetti della Pac.

Nella nostra provincia più del 50% della campagna è coltivata a mais e con circa 70mila ettari rappresenta il 5% della superficie a mais in Italia. E un po’ di ottimismo arriva dal mondo della ricerca e l’innovazione per adattare il mais ai nuovi scenari climatici, con particolare enfasi sui nuovi ibridi a bassa taglia, sul loro uso nell’alimentazione animale e sulla gestione del rischio climatico. D’altra parte, per ogni sfida è necessario trovare nella ricerca e nell’innovazione le risposte per superarla.

I nuovi ibridi

Da qui l’interesse per gli innovativi ibridi a taglia ridotta di circa il 30% e con internodi raccorciati che manifestano una maggiore stabilità, che può ridurre i rischi connessi agli eventi metereologici estremi, e la capacità di essere coltivali a più elevate densità rispetto agli ibridi convenzionali, favorendo un più efficiente utilizzo della radiazione. I vantaggi produttivi e di efficienza agronomica di questa innovazione genetica, misurati dalle prime sperimentazioni condotte in Italia, dimostrano l’importanza di adeguare correttamente il sistema colturale, con particolare riferimento all’ottimizzazione dei protocolli di fertilizzazione azotata e di gestione delle densità di semina, in funzione delle specificità dei singoli areali.

Questa nuova soluzione, che prende il nome di Preceon - Smart Corn System, è un sistema composto dall’innovativo ibrido, con densità di semina ottimizzata, caratterizzato da un supporto digitale per la gestione della coltura. Diversi ibridi «Smart» raccolti a differenti maturazioni sono stati valutati per una prova nutrizionale su bovine in lattazione ad alta produzione, che ha visto il confronto tra silomais convenzionale e sistema Preceon.

Il silomais per le mucche

L’insilato di trinciato di mais, noto a tutti come silomais, rappresenta, infatti, uno dei principali alimenti per le vacche da latte in Italia e nel mondo.

I motivi di tale diffusione e della sua elevata inclusione all’interno delle diete da latte sono dovuti al fatto di poter disporre di un alimento autoprodotto in azienda di alto valore energetico e capace di ottime rese produttive. L’impatto degli ibridi a taglia ridotta sui sistemi di allevamento bovino è quindi di cruciale importanza.

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