Economia

Beretta: «Banca d’Italia partner necessario per scelte consapevoli»

Il presidente di Confindustria Brescia: «Alla luce del mantenimento della sede di Bergamo, ritengo che debba restare presente anche la filiale di corso Martiri della Libertà»
La sede della Banca d'Italia in corso Martiri © www.giornaledibrescia.it
La sede della Banca d'Italia in corso Martiri © www.giornaledibrescia.it
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L’annuncio della chiusura di Bankitalia a Brescia ha scatenato l’opposizione di quasi tutti gli attori del sistema produttivo locale. Ma non solo. La filiale di Palazzo Koch in corso Martiri della Libertà è innanzitutto un presidio economico dello Stato in un territorio storicamente prolifico, ma è anche un punto di raccordo imprescindibile tra le diverse categorie di imprese e le istituzioni.

Il presidente di Confindustria Brescia Franco Gussalli Beretta © www.giornaledibrescia.it
Il presidente di Confindustria Brescia Franco Gussalli Beretta © www.giornaledibrescia.it

Presidente Franco Gussalli Beretta, perché anche per Confindustria Brescia il piano di riorganizzazione della rete della Banca centrale italiana non può non prendere in considerazione la filiale cittadina?

«Partiamo da un presupposto importante: coltiviamo la seria speranza che Banca d’Italia possa tornare sui suoi passi. E, sotto questo punto di vista, stiamo facendo tutto il possibile non solo come Confindustria Brescia, ma con tutto il tavolo delle categorie bresciane. A tal proposito, questo è stato uno dei miei “credo” negli anni di presidenza in via Cefalonia. Il tavolo di coordinamento delle associazioni e l’organizzazione dello stesso in occasione delle varie elezioni – Regionali, Nazionali ed Europee – è andato in questa direzione. Forse però non basta: per essere più forte e riconosciuta da istituzioni e politica, Brescia deve darsi una dimensione più internazionale in termini di comunicazione, uscendo definitivamente dagli steccati locali. Anche i media, locali e non, devono aiutarci: noi ci stiamo già provando, insieme a Bergamo, proponendo l’idea della “piattaforma manifatturiera d’Europa”. Alla luce del mantenimento della sede di Bergamo, ritengo che Banca d’Italia non possa che restare presente anche nella propria filiale di corso Martiri della Libertà».

Qual è stato finora il rapporto fra la filiale di Banca d’Italia e Confindustria Brescia? In cosa consiste la vostra collaborazione?

«Banca d’Italia per noi è un punto di riferimento a tutto tondo. Penso in particolare a funzioni non certo secondarie per il mondo bancario e non: la vigilanza sulle banche locali "minori"; la gestione e il controllo di banconote e monete provenienti da diverse zone della Lombardia; l’analisi della situazione economico-sociale a livello territoriale attraverso un confronto periodico dei componenti del Consiglio di reggenza della sede locale. Sono tutte azioni imprescindibili per Brescia, l’unica provincia in Italia a posizionarsi nei primi dieci posti nella classifica del valore aggiunto di ogni macrosettore produttivo (agricoltura, industria in senso stretto, costruzioni, servizi). Esportiamo oltre 20 miliardi all’anno e saremmo da soli il 24° Paese europeo per valore aggiunto, davanti a Lettonia, Estonia, Cipro e Malta. Non credo serva aggiungere altro per sintetizzare il peso economico del Made in Brescia nel nostro Paese. E non dimentichiamo un ultimo aspetto: l’attuale filiale Banca d’Italia a Brescia è anche punto di riferimento per le province di Cremona e Mantova, coerentemente con quello che è il contesto territoriale che da sempre ha visto nella nostra città il baricentro economico-finanziario di tutta la Lombardia orientale».

Confindustria Brescia da tempo si fa promotore di innovazione e sviluppo sostenibile: nell’ambito della transizione digitale o in quella energetica, che contributo può dare Banca d’Italia alla causa?

«Quello di un fondamentale partner, che possa – grazie anche alla sua presenza fisica – aiutarci a compiere scelte consapevoli sul lato economico, creditizio e finanziario. Un rapporto costante e sinergico, analogamente a quello che è oggi il lavoro svolto direttamente con le autorità locali. E che, per fare un esempio concreto, riguarda Fondazione Campus, iniziativa di riqualificazione urbana che ci vede protagonisti con Ance e Comune di Brescia, ma destinato ad ampliarsi anche ad altre realtà. Non dimentichiamo poi i progetti della transizione digitale ed energetica, ma anche dell’innovazione e della formazione. Su tutti, i due temi centrali: la promozione e lo sviluppo degli Its per colmare il mismatch e il Distretto dell’Innovazione, che sembravano essere anche in linea con il Pnrr e quindi importanti per il rilancio economico del nostro Paese, oltre che a supporto delle imprese. E invece, per ora, non siamo completamente decollati: non tanto per mancanze del Sistema Brescia, ma forse più per incertezze nazionali. Lo stesso vale per il raccordo della Valtrompia, vittima di continui rallentamenti, e l’aeroporto di Montichiari. È ora di un cambio di passo anche sotto questo profilo: le capacità e il peso economico di Brescia devono diventare una realtà chiara a tutti e tenuta in continua considerazione grazie al lavoro dei media e a chi occupa ruoli istituzionali, sia a livello nazionale che europeo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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