Artsana Chicco in difficoltà: annunciati 90 esuberi

Calo demografico, guerra e instabilità dei mercati mettono a dura prova lo stabilimento Artsana Chicco di Verolanuova, che produce passeggini, carrozzine, ma anche tettarelle, ciucci e altri accessori per i bambini da 0 a 36 mesi di età.
Nel luglio scorso, infatti, l’azienda comasca (che controlla, tra gli altri, i marchi Chicco e Prenatal) ha dichiarato 90 esuberi, praticamente la metà dei 184 dipendenti impiegati nello stabilimento della bassa bresciana. Alla base della procedura, la necessità di «ristrutturare» la produzione interna, in particolare quella relativa alla mobilità, particolarmente in affanno negli ultimi tempi per effetto della spinta denatalità e delle incertezze legate al conflitto Russo-Ucraino appunto.
L’accordo
A seguito dell’annuncio, i sindacati confederali Filctem Cgil (Davide Gasparini), Femca Cisl (Sabrina Masotto) e Uiltec (nella persona di Andrea Cassago) hanno promosso un accordo teso a mantenere la continuità dell’attività produttiva che prevede, almeno sino alla metà del 2024, una possibilità di uscita solo su base volontaria, e per la precisione di quattro specifici scaglioni temporali fissati in settembre 2023, dicembre 2023, marzo 2024 e giugno 2024. Un iter che, in soldoni, sta a dire che almeno fino a giugno dell’anno prossimo nessuno potrà essere licenziato, ma chi vorrà andarsene potrà farlo sostenuto da qualche incentivo. In parallelo, è naturalmente partita anche la procedura di cig straordinaria, indispensabile per conciliare esigenze aziendali e tutela della forza lavoro.
Si spera nel futuro
«La speranza che entro il giugno del 2024 ci sia un assestamento della produzione dello stabilimento, così da poter evitare la chiusura», spiega Davide Gasparini della Filctem Cgil, che segue da mesi la vertenza insieme ai colleghi Masotto e Cassago. «È sempre difficile quando una azienda dichiara degli esuberi - commenta Sabrina Masotto - : sono situazioni che per quanto si possa essere risolutivi nel gestirle, non sono mai indolore. La speranza è che nel corso del prossimo anno la situazione migliori e l’emergenza relativa agli esuberi rientri».
Stando a quanto dichiarato dai referenti sindacali a seguito dell’incontro con l’amministratore delegato, l’intenzione di Artsana sarebbe di diversificare le produzioni strategiche allocate a Verolanuova così da mantenerlo in vita e conservarne la forza lavoro. Il sito in questione aveva visto il «ritorno» in terra bresciana di importanti linee di produzione nel 2016, con un procedimento di reshoring (per intenderci, la delocalizzazione al contrario) che dalla Cina puntava a recuperare quel buon made in Italy fondato su una maggiore qualità ed opportunità di ricerca e sviluppo.
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