Alla Barone Pizzini con il fotovoltaico verrà coperto il 60% del suo fabbisogno

Senza il rispetto per l’ambiente non ci può essere qualità. È da qui che bisogna partire per costruire una filiera che non sia solo espressione (sacrosanta) di business, ma traduca una visione in cui numeri e tutela dell’ecosistema possano avanzare di pari passo. La pensa così Silvano Brescianini, ceo della cantina in Franciacorta Barone Pizzini, che ha presentato il bilancio di sostenibilità 2021, un documento che fotografa l’impatto che l’azienda franciacortina ha sul proprio territorio, nell’ottica di perseguire una coesistenza, se vogliamo, sempre più armoniosa tra compatibilità e produttività.
Il Report Esg 2021 è innanzitutto un modo per mettere in evidenza lo status attuale di Barone Pizzini, la cui produzione si divide tra Provaglio d’Iseo, Capriano del Colle, Corte Franca, Passirano, Scansano (in provincia di Grosseto), cui va aggiunta poi la tenuta di Pievalta (nelle Marche) che però non rientra nel report.
Il primo aspetto affrontato è quello energetico, con il 25% del fabbisogno coperto grazie al fotovoltaico. Ma l’obiettivo, grazie all’installazione di nuovi pannelli, è quello di arrivare al 60% di autoproduzione entro il 2023. Cercando di lavorare anche sul fabbisogno degli impianti aziendali, installandone di meno energivori. Questo accadrà, ad esempio, con uno dei gruppi frigoriferi, che verrà sostituito a breve. La riduzione dell’impatto riguarda poi anche gli imballaggi (ricorso alla paglia di legno invece della gomma piuma, eliminazione cartoni plastificati, utilizzo di carta più sottile per alcuni involucri) o le bottiglie stesse, realizzate con vetro più leggero così da influire positivamente sul trasporto.
Anche sul fronte dei consumi d’acqua nel 2021 ben 1.310 metri cubi sono stati destinati alla fitodepurazione, a fronte di un consumo idrico totale (sempre per il 2021) di 1.870 metri cubi. Con questo approccio Barone Pizzini prosegue nel solco tracciato nel 1998, quando – come ricorda Brescianini – «siamo stati il primo Franciacorta Biologico certificato secondo il regolamento europeo: oggi il 100% dei vigneti coltivati sono certificati bio».
Per concludere, va rimarcato l’impegno sul fronte del welfare aziendale, con un assegno da 2mila euro staccato per ognuno dei 60 dipendenti, acme di una situazione «in cui la sicurezza è ritenuta un punto fondante della politica aziendale».
Brescianini non ha poi mancato di offrire una panoramica sull’annata 2022, che dovrebbe portare Barone Pizzini (nel conteggio non è contemplata Pievalta) a far registrare un +9% nel fatturato, con il superamento - ed è la prima volta - del milione di euro (1,1 per la precisione) di fatturato per l’export fuori dall’Italia. I buyer maggiori? Stati Uniti, che rimangono il mercato più fiorente, poi Svizzera, Giappone e Belgio. Sono comunque 33 i Paesi in cui l’azienda franciacortina esporta i propri prodotti.
A livello di produzione, parliamo di 364mila bottiglie (340mila sono di Franciacorta), di cui 68mila destinate all’estero. In questo senso da sottolineare il tentativo di far breccia nel mercato canadese, mentre Repubblica Ceca e Polonia si sono aggiunti alla pattuglia di acquirenti europei. «Rispetto alla vendemmia 2022 - ha sottolineato Brescianini - abbiamo raccolto uva sana, con una resa di circa 69 quintali per ettaro. Purtroppo paghiamo le cattive condizioni del clima. Il tiraggio 2023 dovrebbe essere uguale al 2022, quando però avevamo 5 ettari i più. Siamo in calo sul fronte del numero di bottiglie in Toscana, dove paghiamo due annate difficili. Estendendo il discorso al Consorzio – conclude Silvano Brescianini -, le stime a novembre confermavano la produzione di 20 milioni di bottiglie, in pari con l’anno precedente».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
