Agricoltura e industria cinesi: un modello con dimensioni titaniche
In un Paese che deve nutrire oltre 1,5 miliardi di persone, la parola «scala» assume un significato diverso. In Cina anche agricoltura e industria alimentare hanno dimensioni titaniche; dove numeri, superfici e volumi sfuggono ai parametri a cui siamo abituati in Italia. I campi si misurano in migliaia di ettari e i volumi quotidiani equivalgono alle produzioni di intere filiere. È all’interno di questa logica di grandezza estrema che si collocano due realtà visitate dalla delegazione di Confagricoltura Brescia.
Il colosso multinazionale
Attività lontanissime per contesto geografico e modello agricolo, ma accomunate da dimensioni impressionanti. A Shanghai la delegazione di Confagricoltura Brescia ha visitato la «Fabbrica Centrale» della Bright Dairy & Food Co, colosso multinazionale controllato dal governo municipale di Shanghai, che possiede 15 siti produttivi in Cina, e ricavi globali che superano i 25 miliardi di euro, anche grazie a recenti acquisizioni internazionali. Se dovessimo fare un paragone Bright Dairy è il corrispettivo di Lactalis in Europa. Il sito produttivo di latticini di Shanghai ha numeri impressionanti: si estende per oltre 155mila mq, per una produzione giornaliera complessiva di 2.600 tonnellate tra yogurt, latte pastorizzato e Uht.
Un impianto di trasformazione iper-moderno, il più digitalizzato al mondo, progettato dall’americana Spx - ma ci spiegano dotato di componentistica idraulica «made in Italy» e molto probabilmente bresciana. Il sito raccoglie e lavora il latte di circa 110mila vacche, concentrate in 25 grandi stalle super automatizzate nell’area di Shanghai. Una realtà che, come hanno sottolineato i membri della delegazione bresciana, è davvero difficile da comprendere senza vederla dal vivo.
Nella contea di Yangshuo
Il viaggio dei bresciani cambia radicalmente scenario sulle colline carsiche della contea di Yangshuo, nella regione autonoma di Guangxi Zhuang, a circa 65 chilometri da Guilin. Qui, tra rilievi calcarei e terreni fertili, si estendono, a perdita d’occhio, coltivazioni di kumquat (conosciuti anche come mandarini cinesi), di cui Yangshuo è considerata la capitale nazionale. La coltivazione occupa oltre 15mila ettari lungo le ripide colline carsiche e coinvolge circa una novantina di produttori - spiega Liad Kui Fu, vicedirettore dell’assessorato all’agricoltura di Yangshuo -. La raccolta viene fatta manualmente e la resa media di 60 tonnellate per ettaro l’anno, grazie a quattro cicli di raccolta annuali, mentre i ricavi complessivi superano il miliardo di euro l’anno.
Due casi produttivi molto diversi tra loro, ma emblematici di una Cina agricola che cresce in scala industriale. Modelli che, osservati da vicino, offrono spunti di riflessione anche per l’agricoltura bresciana.
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