Massimo Temporelli: «L’AI a scuola non serve solo per fare i compiti»

Si sta per aprire la nuova edizione di Da Vinci 4.0. Un’edizione – la settima – che guarda all’AI non come a una tendenza passeggera, ma come a una trasformazione strutturale. «Il presupposto è questo: l’innovazione tecnologica, sociale, industriale, politica ed economica passa dai nuovi strumenti. Saperli conoscere, governare e usare meglio di altri significa essere competitivi». A spiegarlo è Massimo Temporelli, presidente e founder di The FabLab, che incontrerà gli studenti il 25 febbraio all’Auditorium Santa Giulia. «L’Europa da tempo non guida più i grandi processi di innovazione come durante la prima e la seconda rivoluzione industriale. Questo si riflette anche sui territori». Milano e Brescia, osserva, «sono leggermente avvantaggiate, ma non sono più i luoghi centrali dell’innovazione globale».
Sperimentare, praticare, abitare
Da qui l’urgenza di lavorare con le nuove generazioni. «Da Vinci 4.0 nasce anche per questo: spiegare alle ragazze e ai ragazzi perché è necessario sperimentare, praticare e abitare le nuove tecnologie. Oggi il fulcro è l’AI, che è destinata a uscire dallo schermo, per entrare in tutti gli oggetti: automobili, elettrodomestici, macchinari industriali...».
La scuola diventa quindi un ambiente chiave. «L’AI non è solo uno strumento per fare i compiti. Porta valore alle professioni. Come la si usa, come la si guarda, come la si immagina? Sono queste le domande da porsi». Anche perché, sottolinea Temporelli, «siamo in una fase di confusione. In molti contesti l’AI viene evitata. Non è ancora chiaro come usarla, quando, chi dovrebbe insegnarla...». Ma il tempo delle attese è finito: «Sono passati tre anni dal lancio dei primi grandi modelli generativi. Non siamo più all’inizio. Da Vinci 4.0 nasce anche per andare incontro alla scuola, colmando gli inevitabili vuoti. Come ogni tecnologia, anche l’AI andrebbe imparata a scuola. Abbandonando i ragazzi a loro stessi, senza una guida, si rischierebbe di subirla».
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