«We Love (in) Castello» un Omar Pedrini allo stato puro, disponibile e generoso

Alcuni brani del nuovo «Sospeso» dentro un live antologico, ma anche con estro estemporaneo
Il concerto di Omar Pedrini in Castello
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Il concerto di Omar Pedrini in Castello

We Love Castello, We Love Omar Pedrini. Il pubblico bresciano non tradisce un figlio amato e accorre in buon numero (oltre 500 i presenti) al concerto antologico col quale il redivivo Zio Rock, nella fortezza cittadina, ha testato tra l’altro la tenuta live di alcuni brani di «Sospeso», disco uscito proprio ieri.

A scaldare l’atmosfera hanno pensato i Mazyopera, sciorinando rock in italiano e pure una ballad in inglese. Poi tocca al «cane sciolto», sempre più incline ad assecondare il verbo ferlinghettiano del «mangia, ridi, ama», pure formalizzato in titolo e testo della poderosa traccia che sigilla il nuovo album: Omar ripaga il calore con un live appassionato che ha i crismi del rock chitarristico, sintesi dell'inesausta voglia di bellezza che lo anima e che rappresenta tuttora l’orizzonte del suo cielo.

L’incipit è un classico, «Nina». Seguita da «Sorridimi», per introdurre la quale il songwriter evoca una foto di sé bambino pubblicata sulla propria pagina Facebook: «Me la scattò qui in Castello il mio papà e mi fa ricordare che il sorriso di un bimbo è qualcosa di straordinario, che scioglie i cuori più duri».

La folla in castello per il concerto di Omar Pedrini - Foto NewReporter/Papetti © www.giornaledibrescia.it
La folla in castello per il concerto di Omar Pedrini - Foto NewReporter/Papetti © www.giornaledibrescia.it

Dopo «Verso Oriente», giunge «Che ci vado a fare a Londra?», pezzo solista che cresce di live in live, esaltato dalla portentosa seicorde di Carlo «Octopus» Poddighe, con tanto di finale pinkfloydiano; mentre sono d’epoca Timoria la rumoristica «Frankestein» e «Live in Amsterdam».

Si palesa sul palco Davide Apollo, cantante della «official tribute band» dei Timoria, i Precious Time: Omar gli cede il microfono per volare alto con l’immortale «Senza Vento» e con «Senza far rumore» («Saranno vent’anni che non la faccio, è merito di Davide se è in scaletta» confessa Pedrini).

È quanto mai attuale, e personale, «Fresco», con quei versi quasi apotropaici che trasudano sentimento («Se ne esco/ Giuro che mi rivedrai/ Com’ero io prima di lei...»), ora impreziosita dall’organo hammond alla Procol Harum che ne accresce l’anima prog, e quella voglia di vivere che la pervade per intero. Si fanno apprezzare una pagina del 1995 col fuoco dentro («Via Padana Superiore») e una nuova di zecca («Col fiato sospeso», come se fossero gli Oasis in chiave western), prima della struggente (e collettiva) «Freedom», che in genere porge la buonanotte.

Ma non è finita, perché c’è un mix conclusivo impregnato di materia eterogenea, anche per soddisfare richieste estemporanee, oltre che l’estro: dal singolo «Diluvio universale» al vernacolo, da frammenti di «Madunina dai riccioli d’oro» a «Sangue impazzito», dalla «canzone biancoblù» cara a Gino Corioni a «La città di Eva», dall’incredibile «Sole spento» all’omaggio ad un altro grande bresciano, Mauro Pagani, con «Impressioni di settembre». Omar Pedrini allo stato puro, insomma, disponibile e generoso, che canta «come se non ci fosse un domani»

Oggi, alle 11.30, firmacopie da Pinto in via Montello

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